Articoli con tag meccatronica

2° Benchmark Forum Italia – Ingegneria Intelligente

The second edition of the Benchmark Forum Italia takes place in Bologna the 15th of October 2013. This year’s edition will see the participation of CRIT Research, ITQ, Veripack, of the five solution providers Bosch Rexroth, Lenze, PTC, Rockwell Automation and Schneider Electric. Each of these latter five solution providers will also bring in an OEM demonstrating a successful implantation of an engineering solution. Prosegui la lettura »

,

Nessun commento

Benchmarking di piattaforme commerciali per l’automazione: motion control

Autori: Matteo Sartini, Consorzio LIAM – Gianluca Berghella, CRIT Research
Articolo pubblicato su Automazione Integrata, Settembre 2012

Le prestazioni di una moderna macchina automatica per il mondo del packaging dipendono in gran parte dalle prestazioni del motion control.

Il motion control è l’insieme delle tecnologie e dei dispositivi che governano gli organi meccanici in movimento. La precisione nel controllo del movimento rappresenta un fattore chiave che influisce fortemente sulle prestazioni della macchina. L’attività di benchmark portata avanti dal laboratorio LIAM intende analizzare le performance del motion control attraverso la definizione e l’esecuzione di un insieme di test che possano confrontare le soluzioni disponibili sul mercato e individuare quelle più adatte a risolvere un determinato tipo di problema. L’analisi del motion control può essere effettuata confrontando le prestazioni delle diverse soluzioni su un carico di riferimento che abbia le stesse caratteristiche (nel caso in esame stesso rapporto tra inerzia del carico ed inerzia del motore) rispetto all’azionamento e al motore preso in considerazione.

SchemaCarico(Figura1).jpg

Figura 1 - Benchmark meccanico di riferimento

Benchmark meccanico di riferimento

Il benchmark meccanico di riferimento (Figura 1) consiste in un carico collegato per mezzo di un giunto a soffietto (accoppiamento rigido) all’albero del motore della piattaforma con la quale si vogliono eseguire i test. Il carico è costituito da un albero condotto al cui estremo è fissato, stretto fra due dadi, un volano. L’albero condotto è montato su due cuscinetti a sfere (che fanno parte della struttura portante) ed è in grado di ruotare attorno al proprio asse. Per testare lo stesso sistema meccanico su diverse piattaforme al fine di analizzare in maniera accurata il comportamento dell’azionamento è necessario conoscere il modello del carico (modello noto) e tutti i parametri del modello (attriti, inerzie, …). Nel caso dell’inseguimento di traiettoria l’interesse è focalizzato sul fatto che l’inseguimento avvenga rispettando la traiettoria specificata. Nelle situazioni reali l’azionamento inseguirà la traiettoria ideale con un certo errore. In generale, la differenza tra la traiettoria ideale e quella reale può essere causata da:

Prosegui la lettura »

, , , , ,

Nessun commento

Progettare software per il controllo di macchine

L’INSIEME DELLE FUNZIONALITÀ CHE UNA MODERNA MACCHINA AUTOMATICA DEVE IMPLEMENTARE RENDE EVIDENTE CHE LA PROGETTAZIONE DELLA LOGICA DI CONTROLLO È UN COMPITO DIFFICILE CHE COINVOLGE COMPETENZE MULTIDISCIPLINARI.

Autori: Eugenio Faldella (Università di Bologna), Matteo Sartini (LIAM)
Articolo pubblicato su Automazione Integrata, luglio 2012

È indubbio che il “successo” di una macchina automatica, dal punto di vista funzionale e prestazionale, discende primariamente dalle scelte progettuali operate in sede di definizione della sua struttura meccanica. Tuttavia, dallo stesso punto di vista, è fondamentale anche il ruolo svolto dal sistema di elaborazione preposto al controllo della macchina, essendo sempre più ampio e rilevante lo spettro dei compiti ad esso affidati.

Problematiche nello sviluppo di software di controllo.
In generale, la definizione della struttura hardware del sistema di controllo non pone particolari difficoltà. Il progettista, infatti, può trovare direttamente sul mercato “soluzioni sufficientemente universali” con spiccate caratteristiche di modularità, di espandibilità, di diretta compatibilità con il campo e tecnologicamente avanzate come: potenti unità di calcolo, controllori dedicati a funzioni speciali, dispositivi di I/O intelligenti, infrastrutture per la reti di comunicazioni.
Sfortunatamente, il principio “buy, plug & play” ha limitata applicazione nella progettazione del software del sistema di controllo. Le tipologie di componenti di libreria software che il progettista può trovare direttamente sul mercato (COTS – Commercial-Off-The-Shelf) riguardano tipicamente solo le infrastrutture software per la gestione delle reti informatiche e dei componenti remoti, gli ambienti di sviluppo e gli ambienti run-time. Questi componenti software supportano adeguatamente il progettista solo per quello che riguarda l’implementazione delle funzionalità di alto livello e basso livello, rimanendo tipicamente nei domini delle interfacce uomo macchina (HMI), della regolazione ad anello chiuso, del motion control e delle connessioni tramite bus di campo di componenti intelligenti remoti. La grande voragine esistente nel mezzo deve essere riempita dagli sviluppatori software. Ancora oggi manca, da parte dei fornitori di tecnologie per i sistemi di automazione industriale, un supporto concreto alla definizione di strutture software generali (design pattern), che possano guidare il progettista software nella definizione dell’architettura di controllo.
Come in molte altre applicazioni ingegneristiche, il problema viene affrontato mediante un approccio “divide et impera”: ispirandosi ai principi fondamentali della decomposizione e astrazione, si procede alla partizione dell’intera logica di controllo della macchina automatica in componenti più semplici e di più facile utilizzo, organizzati in un’architettura multilivello che rispecchia, almeno in una certa misura, la struttura meccanica e la dotazione di sensori e attuatori.

I fattori che incidono sui costi associati al ciclo di sviluppo del software.
Al di là delle attuali limitazioni tecnologiche e delle oggettive difficoltà che la progettazione di un sistema indubbiamente complesso comporta, altri fattori possono in generale concorrere ad estendere in maniera indesiderata i tempi, e conseguentemente i costi, di sviluppo e manutenzione del software. Prima di tutto, il ruolo ancillare spesso attribuito all’attività svolta dai progettisti software tende ad avallare la realizzazione di prototipi “rapidamente operativi” che possano fungere da veicolo per la verifica sperimentale delle prestazioni effettivamente conseguibili con le macchine dal punto di vista meccanico. In questo modo passa in secondo piano la necessità di realizzare sistemi caratterizzati da una struttura solida e flessibile. In secondo luogo, il limitato potere espressivo (della maggior parte) dei linguaggi di programmazione attualmente disponibili per le piattaforme PLC-based e PC o soft-PLC-based preclude la piena applicabilità delle metodologie di programmazione orientata agli oggetti. Non è quindi sorprendente che i costi associati al ciclo di sviluppo del software crescano ben oltre il budget pianificato.

Esperienze aziendali dimostrano come su macchine completamente diverse si possa implementare il 40-45% dello stesso codice di controllo.

L’architettura software “machine-independent & platform-independent”.
Al fine di aiutare a risolvere questi problemi, molte proposte interessanti sono state recentemente riportate nella letteratura scientifica e tecnica. Tra queste, alcune mirano a migliorare il rapporto costo-efficacia del complessivo processo di progettazione (ad esempio l’approccio meccatronico), favorendo e stimolando concurrent engineering, co-design e co-simulation. Altri approcci suggeriscono l’uso di linguaggi di modellazione (ad esempio UML) e di strumenti automatici per la generazione automatica di codice per migliorare la progettazione, il processo di sviluppo e la manutenzione del software.
Una soluzione efficace ai problemi citati non può derivare esclusivamente dalla collaborazione sinergica tra i progettisti dei vari gruppi di lavoro, così come dall’uso di potenti strumenti CAD-CAE e di ambienti di sviluppo integrati. Un ulteriore elemento chiave per migliorare decisamente la qualità del software e la produttività consiste nella definizione di un framework di riferimento che comprenda un set completo di componenti altamente riutilizzabili per la logica di controllo che, incentrati sulle funzionalità trasversali che caratterizzano il dominio dell’automazione, possano aiutare i progettisti durante il processo di modellazione e strutturazione delle loro applicazioni in base alle esigenze specifiche.
La realizzazione di un’architettura software quanto più possibile “machine-independent & platform-independent” risulta fondamentale non solo per ridurre drasticamente i tempi di progettazione di nuovi sistemi, ma anche per favorire l’intercambiabilità dei progettisti, oltre che delle piattaforme computazionali, in scenari affini. In tale ottica, riveste particolare rilievo la sistematica e coerente applicazione del principio “divide et impera”, e, conseguentemente:
i. l’identificazione di idonei criteri per la decomposizione funzionale del sistema complessivo in termini di una gerarchia di entità, astratte o concrete, opportunamente cooperanti;
ii. la definizione del ruolo e delle funzionalità di ciascuna entità (“what to do”), nonché delle relative interfacce e dei protocolli previsti per l’interazione con altre entità operanti nello stesso livello o nei livelli adiacenti della gerarchia;
iii. l’identificazione dei modelli di riferimento per la definizione formale del comportamento delle singole entità (“how to do”);
iv. l’identificazione dei modelli di riferimento per la definizione delle modalità di esecuzione dei compiti da parte delle singole entità (“when to do”).
Parimenti importante ai fini della riusabilità del software e della portabilità delle applicazioni è l’identificazione di efficaci design pattern orientati specificatamente al dominio applicativo delle macchine automatiche, quali la virtualizzazione della dotazione sensoriale e/o del sottosistema di attuazione di una macchina, il controllo della qualità del prodotto, la gestione delle informazioni di diagnostica.
Con un approccio metodologico, conforme al paradigma MDA (Model-Driven Architecture), è possibile definire, per ogni tipologia di problema affrontato, un modello di riferimento che abbia adeguata capacità espressiva (“la base di conoscenza”), e procedere, una volta per tutte, allo sviluppo del correlato programma (“il motore inferenziale”), in modo da conseguire prestazioni e comportamenti anche fortemente differenziati a partire dalla semplice configurazione parametrica del modello, piuttosto che attraverso lo sviluppo di codice ad hoc. Esperienze aziendali dimostrano come su macchine completamente diverse si possa implementare il 40-45% dello stesso codice di controllo.

, , , , , , , , , , ,

Nessun commento

Creazione di posti di lavoro e nuove attività di ricerca industriale: LIAM chiude positivamente il primo anno di attività

A distanza di circa un anno dall’inaugurazione, il laboratorio LIAM è entrato pienamente nella fase operativa con lo sviluppo delle prime attività di ricerca industriale per le imprese aderenti (le aziende socie IMA SpA, SITMA SpA, SACMI SC, SELCOM SpA e l’azienda cliente Tetra Pak Packaging Solutions SpA): Virtual commissioning, Diagnostica predittiva di malfunzionamenti,  Sviluppo librerie ed applicazioni software per il controllo macchina e Sviluppo di una piattaforma per il benchmarking di architetture commerciali (www.liamlab.it)

Parallelamente, come previsto, sono state sviluppate nuove competenze professionali grazie all’inserimento di giovani laureati e laureandi in discipline tecniche.
Attualmente sono occupati presso LIAM:
- 3 laureati assunti direttamente dal LIAM come dipendenti (due Ingegneri dell’Automazione e un Ingegnere Meccatronico)
- 4 laureati assunti dal LIAM tramite assegno di ricerca (due Ingegneri Informatici, un Ingegnere dell’Automazione e un Ingegnere Meccanico)
- 6 laureandi che svolgono tesi sperimentali (quattro laureandi in Ingegneria dell’Automazione, uno in Ingegneria Elettronica e uno in Ingegneria Meccatronica).

, ,

Nessun commento

SmartBird – bird flight deciphered by FESTO

For a couple of years the German company FESTO which is a world leader in providing automatization technologies has initiated a program of cooperation with the world of sciences and research. Actually, this program which is called Bionic Learning Network has been organized in a systematic fashion involving some of the most renown research centers, universities and Research & Development associations from all around the world. The goal of this network is to understand principles governing nature and based on the found principles to develop concepts, prototypes and new ideas and to transfer these into technological and industrial applications.

SmartBird di FESTO

An image of SmartBird by FESTO

The objectives decleared in this program are:

  • Analyzing the needs of the market in a strict dialog with the client
  • Trasfering the efficient strategies typically found in nature into automatization technologies
  • Identifying new products and new product ideas
  • Experimenting with new technologies and new production processes
  • Developing products of elevated energetic and biomechanic efficiency

One of the most recent of the many fascinating projects put forward by FESTO is the so called SmartBird. It deals with a real “gull robot”  being able to take off, to fly and to land independently mimicking the wings’ beating and all other movements typical for a bird.  It is an ultralight model aircraft (its weight is below half a kilogram) characterized by excellent aerodynamic properties and  a high agility. Its two wings do not only move up and down as the ones of a bird, but based on an “active articulated torsional drive unit” and a complex control system the wings can even incline. These aspects allow SmartBird to obtain a flying efficiency which have never been reached before.Festo claims that the functional integration of coupled drives has led Festo to develop new ideas and to acquire new knowledge (even with respect to fluid dynamics)  which could be transferred to the development and the optimization of hybrid drive technology.

Italian Version: Festo lancia SmartBird, il “gabbiano robot”

, , ,

Nessun commento

Festo lancia SmartBird, il “gabbiano robot”

Da alcuni anni l’azienda tedesca FESTO, leader mondiale nella fornitura di tecnologie per l’automazione, ha avviato un programma di cooperazione con il mondo della ricerca denominato Bionic Learning Network: di fatto si tratta di una collaborazione strutturata dall’azienda tedesca con alcuni fra i più rinomati centri di ricerca, università e società di R&D a livello internazionale, finalizzata a sviluppare concept, prototipi, nuove idee ispirate ai principi che caratterizzano e governano la natura, da trasferire in applicazioni tecnologiche e industriali.

SmartBird di FESTO

Un'immagine di SmartBird di FESTO

Questi gli obiettivi dichiarati di tale programma:

  • analizzare le esigenze del mercato in stretto dialogo con i clienti
  • trasferire le strategie di efficienza tipiche della natura nella tecnologia dell’automazione
  • identificare nuovi prodotti e nuove idee di prodotto
  • provare nuove tecnologie e nuovo processi produttivi
  • sviluppare prodotti ad elevata efficienza energetica e biomeccatronici

Fra i numerosi ed affascinanti progetti portati avanti da FESTO, si segnala il più recente, denominato SmartBird, un vero e proprio “gabbiano robot”, in grado di spiccare il volo, volare ed atterrare autonomamente, imitando fedelmente il battito d’ali e tutti i movimenti caratteristici di un volatile. E’ un aeromodello ultraleggero (il suo peso è inferiore al mezzo chilogrammo), dotato di eccellenti qualità aerodinamiche e di una notevole agilità. Le sue ali non solo battono come quelle di un uccello, muovendosi su e giù, ma, grazie ad un azionamento torsionale articolato attivo (active articulated torsional drive unit) e ad un complesso sistema di controllo, modificano anche la propria inclinazione e consentono a SmartBird di ottenere risultati, in termini di efficienza nelle operazioni di volo, mai raggiunti fino ad ora.  

Festo afferma che l’integrazione funzionale di azionamenti accoppiati ha portato all’azienda nuove idee e conoscenze (anche nell’ambito della fluidodinamica) che potranno essere trasferite allo sviluppo e ottimizzazione della tecnologia degli azionamenti ibridi.

Prosegui la lettura »

, , ,

Nessun commento

Nasce NEFTECH, rete di imprese “di eccellenza”

Nasce NEFTECH, rete di imprese costituita da Procomec srl, CRP Technology srl, Tec Eurolab Srl e Deltatech per la fornitura di servizi di progettazione, test e sviluppo prototipale in ambito meccanico e meccatronico.

Unendo le proprie capacità e competenze, le aziende partner di NEFTECH saranno in grado di offrire in forma aggregata un nuovo servizio per la realizzazione di progetti complessi, comprendente: progettazione e simulazione di tipo teorico, analisi sperimentali e pratiche, servizi di prototipazione rapida e sviluppo di nuove soluzioni di misura o sensori.

Per le aziende coinvolte, fare rete significa soprattutto darsi obiettivi concreti di lavoro ed essere in grado di rispondere ai bisogni di un mercato sempre più esigente e selettivo; le aziende in questo modo spostano il proprio vantaggio competitivo dalla capacità produttiva alla capacità di risposta, mettendo al centro dell’attenzione il servizio al cliente e la flessibilità.

La rete NEFTECH ha ricevuto un finanziamento dalla Regione Emilia Romagna per il sostegno della fase di start up del progetto. Il gruppo potrà così assumere un manager di rete, per la gestione delle commesse, e dotarsi di strumenti e metodi di lavoro che consentano di mettere a fattore comune risorse e competenze.

NEFTECH nasce nell’ambito del Network Fornitori Accreditati, la rete di subfornitura specializzata sviluppata da CRIT Research per aggregare i fornitori di eccellenza delle proprie aziende socie.

,

Nessun commento

Bus di campo industriali

Nei mesi scorsi si è svolto presso il CRIT un tavolo di lavoro e confronto tra le aziende socie riguardante il tema della connettività per l’automazione industriale (Fieldbus e Industrial-Ethernet), con lo scopo di favorire la conoscenza delle diverse aziende, condividere le proprie esperienze e confrontarsi su tematiche di interesse comune.

In questa occasione è stato presentato il risultato dell’indagine interna realizzata nei mesi precedenti per costruire un quadro sintetico e rappresentativo delle competenze e delle esigenze delle aziende socie del CRIT.

I temi trattati sono stati:

  • Soluzioni fieldbus: stato dell’arte e tendenze.
  • Regole di selezione del fieldbus: quali sono considerate importanti dalle Aziende?
  • Ethernet industriale: stato dell’arte e tendenze.
  • Easy-to-use: la parametrizzazione del prodotto.

I principali standard attualmente implementati (o standardizzati) nelle aziende interrogate sono, nell’ordine, Profibus, CANopen e Modbus, tra i Fieldbus seriali, e EtherCAT, Ethernet/IP e Modbus TCP, tra gli standard Ethernet-based.

Dal confronto svoltosi fra le aziende partecipanti è emerso che la diffusione di uno standard influisce notevolmente sulla scelta della piattaforma da utilizzare. Uno standard largamente diffuso garantisce la disponibilità di un gran numero di componenti “ready-to-use”. L’elevata compatibilità tra i dispositivi permette di ridurre i costi di sviluppo del sistema.

I requisiti di compatibilità, se uniti alla possibilità di una diagnostica automatica semplice, influiscono notevolmente sui costi di manutenzione del sistema.

La progettazione del bus va fatta tenendo conto dei requisiti minimi da rispettare: cicli minimi, velocità di trasmissione, banda. I sistemi standard seriali (Profibus, CANopen, DeviceNet), sebbene ancora molto utili perché largamente diffusi, stabili e consolidati, tendono a essere sostituiti sempre più da quelli Ethernet-based. I nuovi standard Ethernet-based (EtherCAT, Profinet, Sercos III, Ethernet/IP, Etherner Powerlink) garantiscono connessioni real-time e flessibilità, perché basati su uno standard diffuso. In particolare, EtherCAT vanta le specifiche real-time più avanzate (velocità), unite ad una diffusione sempre più ampia dello standard.

, , , ,

Nessun commento

Applicazioni di Robotica nel Secondary Packaging

Nei mesi scorsi si è svolto presso il CRIT un tavolo di lavoro e confronto tra le aziende socie sulle opportunità che si possono cogliere e sui limiti delle tecnologie esistenti riguardo all’utilizzo della robotica nel Secondary Packaging o Distribution Equipment.

Robot sferico a 5 gradi di libertà

Le aziende partecipanti, Tetra Pak, System, Gruppo Fabbri, G.D, IMA, SITMA, Gaiotto, CT PACK, Motor Power Company, si sono confrontate tra loro e con rappresentanti delle Università di Bologna e di Modena e Reggio Emilia su:

  • Possibili vantaggi (Delta robot sempre più convenienti, elettronica integrata col PLC di macchina), probabili svantaggi (capacità, in termini di cicli al minuto, limitata, che porta ad installare diversi robots).
  • Stato dell’arte della tecnologia robotica, con focus sul packaging.
  • Utilizzo di tool automatici e/o di metodologie per la selezione di soluzioni robotiche e geometrie in base al task da compiere.

Delta robot a 3 gradi di libertà

Si è convenuto che l’utilizzo di Robot nel Secondary Packaging aumenta la flessibilità delle linee produttive e diminuisce i tempi di cambio prodotto, ma questo a scapito della capacità produttiva e delle velocità oggi raggiunte da dispositivi meccatronici specializzati e anche con un aumento dei costi. Quindi oggi solo per applicazioni particolari in cui è più importante la flessibilità rispetto alla capacità produttiva sembra conveniente l’utilizzo di Robot. Ma la tecnologia è in continua evoluzione, per cui forse tra non molto sarà sempre più conveniente l’utilizzo di Robot anche nel Secondary Packaging e nel Distribution Equipment.

, , ,

Nessun commento

Premio della meccatronica: vince Carlo Gavazzi Space

Fonte: www.aster.it

Il motore SEM Thruster è stato sviluppato in collaborazione con l’IMM del CNR (Laboratorio MISTER)

L’edizione 2009 del Premio italiano della Meccatronica, organizzato e promosso per il terzo anno consecutivo dagli Industriali di Reggio, è stata assegnata a Carlo Gavazzi Space, società milanese leader in Italia nello sviluppo di sistemi spaziali e attiva nel settore da 25 anni. L’azienda realizza progetti per le principali agenzie spaziali, esportando tecnologia italiana all’estero,
succede a System (2008) e a Brembo (2007) vincitrici delle precedenti edizioni del Premio.

La Giuria che ha assegnato il riconoscimento è presieduta da Gianni Borghi, presidente di Industriali Reggio, ed è composta da Alberto Bombassei, vicepresidente Confindustria e presidente Brembo, Luca De Biase, responsabile Nòva24, Cesare Fantuzzi, docente presso l’Università degli Studi di Modena e Reggio, Enzo Rullani, docente presso la Venice International University, Aimone Storchi, presidente del Club Meccatronica e con Auro Palomba, presidente di Community, come segretario. continua a leggere…

, , ,

Nessun commento