Articoli con tag LIAM

Tuning automatico o manuale?

Autori: Michele Chiessi, Consorzio LIAM – Gianluca Berghella, CRIT Research
Articolo pubblicato su Automazione Integrata, Febbraio 2013

Nel febbraio del 2011 nasceva a Vignola il consorzio LIAM per volontà di cinque aziende operanti nel packaging automatico (ma non solo). L’intento di IMA spa, SACMI sc, SELCOM spa, SITMA spa e di Tetra Pak Packaging Solutions spa, con la fondazione del Laboratory of Industrial Automation for packaging Machines (LIAM), è stato quello di passare dalla condivisione dell’informazione alla condivisione dello sforzo per l’individuazione di soluzioni innovative in quattro Obiettivi di Ricerca (OR) d’interesse comune.

Tra gli obiettivi di ricerca fissati dalle aziende consorziate vi è il Benchmarking di Piattaforme Commerciali per l’Automazione, questo ha il compito di analizzare le soluzioni commerciali di elettronica per il controllo logico (PLC, soft PLC/PAC), dell’azionamento (servo drive/inverter e rispettivi motori) ed i software di programmazione/gestione forniti a corredo.

Tra i molteplici aspetti indagati all’interno del laboratorio vi sono i tool software messi a disposizione dai fornitori coinvolti nell’attività di benchmarking. Com’è facile intuire, la disponibilità di strumenti che semplificano o sollevano completamente l’utente finale da mansioni che altrimenti richiederebbero molto lavoro rappresenta un valido aiuto alla messa in opera di una macchina; non di rado però, la disponibilità di nuovi tool nei software di gestione della piattaforma (o la loro miglioria) è usata dai fornitori come “grimaldello” commerciale per vincere le resistenze all’acquisto di aggiornamenti software e/o nuovo hardware da parte degli OEM. Prosegui la lettura »

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Benchmarking di piattaforme commerciali per l’automazione: motion control

Autori: Matteo Sartini, Consorzio LIAM – Gianluca Berghella, CRIT Research
Articolo pubblicato su Automazione Integrata, Settembre 2012

Le prestazioni di una moderna macchina automatica per il mondo del packaging dipendono in gran parte dalle prestazioni del motion control.

Il motion control è l’insieme delle tecnologie e dei dispositivi che governano gli organi meccanici in movimento. La precisione nel controllo del movimento rappresenta un fattore chiave che influisce fortemente sulle prestazioni della macchina. L’attività di benchmark portata avanti dal laboratorio LIAM intende analizzare le performance del motion control attraverso la definizione e l’esecuzione di un insieme di test che possano confrontare le soluzioni disponibili sul mercato e individuare quelle più adatte a risolvere un determinato tipo di problema. L’analisi del motion control può essere effettuata confrontando le prestazioni delle diverse soluzioni su un carico di riferimento che abbia le stesse caratteristiche (nel caso in esame stesso rapporto tra inerzia del carico ed inerzia del motore) rispetto all’azionamento e al motore preso in considerazione.

SchemaCarico(Figura1).jpg

Figura 1 - Benchmark meccanico di riferimento

Benchmark meccanico di riferimento

Il benchmark meccanico di riferimento (Figura 1) consiste in un carico collegato per mezzo di un giunto a soffietto (accoppiamento rigido) all’albero del motore della piattaforma con la quale si vogliono eseguire i test. Il carico è costituito da un albero condotto al cui estremo è fissato, stretto fra due dadi, un volano. L’albero condotto è montato su due cuscinetti a sfere (che fanno parte della struttura portante) ed è in grado di ruotare attorno al proprio asse. Per testare lo stesso sistema meccanico su diverse piattaforme al fine di analizzare in maniera accurata il comportamento dell’azionamento è necessario conoscere il modello del carico (modello noto) e tutti i parametri del modello (attriti, inerzie, …). Nel caso dell’inseguimento di traiettoria l’interesse è focalizzato sul fatto che l’inseguimento avvenga rispettando la traiettoria specificata. Nelle situazioni reali l’azionamento inseguirà la traiettoria ideale con un certo errore. In generale, la differenza tra la traiettoria ideale e quella reale può essere causata da:

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Grande partecipazione alla sessione plenaria curata da LIAM alla mostra-convegno MC4

Alcuni dei beni di consumo più amati nel mondo sono prodotti e confezionati grazie a ingegnose soluzioni progettate e realizzate dai costruttori italiani di macchine automatiche. Il cuore di queste macchine, o meglio il cervello che ne comanda il funzionamento, è rappresentato dalle soluzioni per il controllo del movimento, protagoniste assolute di MC4 – Motion Control for (www.mostreconvegno.it), manifestazione organizzata da Fiera Milano Media che ha chiuso i battenti lo scorso 5 marzo a Bologna.

Giunta alla nona edizione MC4, che affianca a una vetrina di prodotti e soluzioni di eccellenza un ricco programma convegnistico, ha chiamato a raccolta quest’anno circa settecento operatori specializzati, manager, tecnici e progettisti che lavorano nelle aziende che costruiscono macchine e impianti utilizzati in ambito industriale ed energetico.

Particolarmente seguita è stata la sessione plenaria curata da LIAM (Laboratorio Industriale Automazione Macchine per il packaging), il laboratorio industriale localizzato presso CRIT e finalizzato a produrre conoscenza nell’ambito dell’automazione di macchine automatiche per il packaging.

Continua a leggere su Fiera Milano news – n.53 Marzo 2013

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Dall’Innovazione Collaborativa alla Ricerca e allo Sviluppo Industriale – il LIAM e il Benchmark Forum

A partire dalla sua fondazione, circa 12 anni fa, CRIT Research™ è diventato uno dei precursori europei rispetto a ciò che oggi è noto come Open Innovation. Originariamente di proprietà di 14 aziende con sede a Modena e a Bologna, i soci sono diventati 26, e sono distribuiti in tutta l’Emilia-Romagna. In media una volta alla settimana i rappresentanti delle diverse aziende socie si ritrovano nella sede centrale di CRIT Research™ o in quella di una delle aziende socie, al fine di confrontarsi e discutere su argomenti di interesse. Si tratta generalmente di aspetti tecnici, ma possono essere affrontati anche temi relativi alla gestione del portafoglio brevetti o al coordinamento del proprio business. Dal 2006 le attività di Innovazione Collaborativa si sono estese anche al Network dei Fornitori Accreditati di CRIT Research™ comprendente fornitori di eccellenza degli azionisti di CRIT Research™.

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From Collaborative Innovation to Industrial Research and Development– LIAM and the Benchmark Forum

Since its foundation about 12 years ago CRIT Research™ has become one of the European forerunners with respect to what nowadays is known as Open Innovation. Originally owned by 14 companies from Modena and Bologna the shareholders have extended to a figure of 26 distributed all over Emilia-Romagna. In average once a week representatives from the varying shareholders  come together at CRIT Research™ headquarters or at one of the companies in order to learn and discuss about topics of interest. These comprise mainly technical aspects, but may also deal with issues related to the enterprises’ patent offices or relating to the management of one’s business. Since 2009 collaborative innovation activities have also developed towards the Endorsed Suppliers Network of CRIT comprising suppliers of excellence of the shareholders of CRIT.

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Progettare software per il controllo di macchine

L’INSIEME DELLE FUNZIONALITÀ CHE UNA MODERNA MACCHINA AUTOMATICA DEVE IMPLEMENTARE RENDE EVIDENTE CHE LA PROGETTAZIONE DELLA LOGICA DI CONTROLLO È UN COMPITO DIFFICILE CHE COINVOLGE COMPETENZE MULTIDISCIPLINARI.

Autori: Eugenio Faldella (Università di Bologna), Matteo Sartini (LIAM)
Articolo pubblicato su Automazione Integrata, luglio 2012

È indubbio che il “successo” di una macchina automatica, dal punto di vista funzionale e prestazionale, discende primariamente dalle scelte progettuali operate in sede di definizione della sua struttura meccanica. Tuttavia, dallo stesso punto di vista, è fondamentale anche il ruolo svolto dal sistema di elaborazione preposto al controllo della macchina, essendo sempre più ampio e rilevante lo spettro dei compiti ad esso affidati.

Problematiche nello sviluppo di software di controllo.
In generale, la definizione della struttura hardware del sistema di controllo non pone particolari difficoltà. Il progettista, infatti, può trovare direttamente sul mercato “soluzioni sufficientemente universali” con spiccate caratteristiche di modularità, di espandibilità, di diretta compatibilità con il campo e tecnologicamente avanzate come: potenti unità di calcolo, controllori dedicati a funzioni speciali, dispositivi di I/O intelligenti, infrastrutture per la reti di comunicazioni.
Sfortunatamente, il principio “buy, plug & play” ha limitata applicazione nella progettazione del software del sistema di controllo. Le tipologie di componenti di libreria software che il progettista può trovare direttamente sul mercato (COTS – Commercial-Off-The-Shelf) riguardano tipicamente solo le infrastrutture software per la gestione delle reti informatiche e dei componenti remoti, gli ambienti di sviluppo e gli ambienti run-time. Questi componenti software supportano adeguatamente il progettista solo per quello che riguarda l’implementazione delle funzionalità di alto livello e basso livello, rimanendo tipicamente nei domini delle interfacce uomo macchina (HMI), della regolazione ad anello chiuso, del motion control e delle connessioni tramite bus di campo di componenti intelligenti remoti. La grande voragine esistente nel mezzo deve essere riempita dagli sviluppatori software. Ancora oggi manca, da parte dei fornitori di tecnologie per i sistemi di automazione industriale, un supporto concreto alla definizione di strutture software generali (design pattern), che possano guidare il progettista software nella definizione dell’architettura di controllo.
Come in molte altre applicazioni ingegneristiche, il problema viene affrontato mediante un approccio “divide et impera”: ispirandosi ai principi fondamentali della decomposizione e astrazione, si procede alla partizione dell’intera logica di controllo della macchina automatica in componenti più semplici e di più facile utilizzo, organizzati in un’architettura multilivello che rispecchia, almeno in una certa misura, la struttura meccanica e la dotazione di sensori e attuatori.

I fattori che incidono sui costi associati al ciclo di sviluppo del software.
Al di là delle attuali limitazioni tecnologiche e delle oggettive difficoltà che la progettazione di un sistema indubbiamente complesso comporta, altri fattori possono in generale concorrere ad estendere in maniera indesiderata i tempi, e conseguentemente i costi, di sviluppo e manutenzione del software. Prima di tutto, il ruolo ancillare spesso attribuito all’attività svolta dai progettisti software tende ad avallare la realizzazione di prototipi “rapidamente operativi” che possano fungere da veicolo per la verifica sperimentale delle prestazioni effettivamente conseguibili con le macchine dal punto di vista meccanico. In questo modo passa in secondo piano la necessità di realizzare sistemi caratterizzati da una struttura solida e flessibile. In secondo luogo, il limitato potere espressivo (della maggior parte) dei linguaggi di programmazione attualmente disponibili per le piattaforme PLC-based e PC o soft-PLC-based preclude la piena applicabilità delle metodologie di programmazione orientata agli oggetti. Non è quindi sorprendente che i costi associati al ciclo di sviluppo del software crescano ben oltre il budget pianificato.

Esperienze aziendali dimostrano come su macchine completamente diverse si possa implementare il 40-45% dello stesso codice di controllo.

L’architettura software “machine-independent & platform-independent”.
Al fine di aiutare a risolvere questi problemi, molte proposte interessanti sono state recentemente riportate nella letteratura scientifica e tecnica. Tra queste, alcune mirano a migliorare il rapporto costo-efficacia del complessivo processo di progettazione (ad esempio l’approccio meccatronico), favorendo e stimolando concurrent engineering, co-design e co-simulation. Altri approcci suggeriscono l’uso di linguaggi di modellazione (ad esempio UML) e di strumenti automatici per la generazione automatica di codice per migliorare la progettazione, il processo di sviluppo e la manutenzione del software.
Una soluzione efficace ai problemi citati non può derivare esclusivamente dalla collaborazione sinergica tra i progettisti dei vari gruppi di lavoro, così come dall’uso di potenti strumenti CAD-CAE e di ambienti di sviluppo integrati. Un ulteriore elemento chiave per migliorare decisamente la qualità del software e la produttività consiste nella definizione di un framework di riferimento che comprenda un set completo di componenti altamente riutilizzabili per la logica di controllo che, incentrati sulle funzionalità trasversali che caratterizzano il dominio dell’automazione, possano aiutare i progettisti durante il processo di modellazione e strutturazione delle loro applicazioni in base alle esigenze specifiche.
La realizzazione di un’architettura software quanto più possibile “machine-independent & platform-independent” risulta fondamentale non solo per ridurre drasticamente i tempi di progettazione di nuovi sistemi, ma anche per favorire l’intercambiabilità dei progettisti, oltre che delle piattaforme computazionali, in scenari affini. In tale ottica, riveste particolare rilievo la sistematica e coerente applicazione del principio “divide et impera”, e, conseguentemente:
i. l’identificazione di idonei criteri per la decomposizione funzionale del sistema complessivo in termini di una gerarchia di entità, astratte o concrete, opportunamente cooperanti;
ii. la definizione del ruolo e delle funzionalità di ciascuna entità (“what to do”), nonché delle relative interfacce e dei protocolli previsti per l’interazione con altre entità operanti nello stesso livello o nei livelli adiacenti della gerarchia;
iii. l’identificazione dei modelli di riferimento per la definizione formale del comportamento delle singole entità (“how to do”);
iv. l’identificazione dei modelli di riferimento per la definizione delle modalità di esecuzione dei compiti da parte delle singole entità (“when to do”).
Parimenti importante ai fini della riusabilità del software e della portabilità delle applicazioni è l’identificazione di efficaci design pattern orientati specificatamente al dominio applicativo delle macchine automatiche, quali la virtualizzazione della dotazione sensoriale e/o del sottosistema di attuazione di una macchina, il controllo della qualità del prodotto, la gestione delle informazioni di diagnostica.
Con un approccio metodologico, conforme al paradigma MDA (Model-Driven Architecture), è possibile definire, per ogni tipologia di problema affrontato, un modello di riferimento che abbia adeguata capacità espressiva (“la base di conoscenza”), e procedere, una volta per tutte, allo sviluppo del correlato programma (“il motore inferenziale”), in modo da conseguire prestazioni e comportamenti anche fortemente differenziati a partire dalla semplice configurazione parametrica del modello, piuttosto che attraverso lo sviluppo di codice ad hoc. Esperienze aziendali dimostrano come su macchine completamente diverse si possa implementare il 40-45% dello stesso codice di controllo.

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Prognostica e Manutenzione Preventiva

Autori: Cesare Fantuzzi, Riccardo Rubini, Marco Cocconcelli, Cristian Secchi, Michele Cotogno e Giovanni Prata
Articolo pubblicato su Automazione Integrata, Giugno 2012

La prognostica è la previsione dei guasti basata sulla osservazioni di variazioni di parametri operativi di un sistema industriale durante il suo normale ciclo di funzionamento. L’obiettivo quindi consiste nel predire un guasto incipiente prima che questo provochi un fermo macchina, spesso con conseguenze disastrose sul ciclo produttivo e sulla integrità stessa della macchina.

Tipi di guasti frequenti su cuscinetti

La manutenzione predittiva viene effettuata a seguito dell’individuazione di uno o più parametri della macchina che vengono misurati ed estrapolati utilizzando appropriati modelli matematici allo scopo di individuare il tempo residuo prima del guasto. A tal scopo, nella letteratura corrente, vengono usati diverse metodologie, che possono essere riassunte come segue:

  • Analisi tribologiche sui lubrificanti, allo scopo di individuare variazioni di condizioni chimico fisiche (viscosità, acidità, alterazioni chimiche), la presenza di contaminanti (acqua, polveri, fluidi di processo) o la presenza di polveri metalliche provenienti da usura, condizioni quindi che possono essere legate ad un tempo residuo al guasto. Queste tecniche sono però difficilmente automatizzabili e debbono essere fatte a campione e fuori linea.
  • La misura delle vibrazioni, allo scopo di individuare componenti meccaniche che si siano usurate, disallineate o danneggiate. Nel caso di azionamenti elettrici, la misura delle vibrazioni possono essere messe in relazione a misure delle correnti degli avvolgimenti. Queste misure possono essere effettuate in linea, e nel caso delle misure di correnti, non necessitano di sensori aggiuntivi, accelerometri nel caso della misura delle vibrazioni, in quanto la misura di corrente è già implicita nella implementazione del sistema di controllo. In questo caso, l’applicazione della metodologia richiede lo sviluppo di algoritmi per l’analisi del segnale, in genere di tipo frequenziale (Trasformate di Fourier), o miste (Wavelets e Trasformate di Hilbert-Hwang), che però, nei casi di movimenti a velocità variabile, tipici del contesto della automazione di macchina, non sono ancora state completamente sviluppate, e mancano reali applicazioni industriali per questa casistica.
  • La termografia dei componenti, allo scopo di individuare riscaldamenti prodotti da attriti dovuti a cause analoghe viste al punto precedente, usure e malfunzionamenti meccanici. Tale tecnica però è difficile da usare nel campo della automazione in quanto il riscaldamento può essere causato da fenomeni del tutto normali, quali il naturale riscaldamento insito alle perdite resistive negli avvolgimenti dei motori elettrici. Prosegui la lettura »

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Collaudo virtuale di macchine automatiche

Il Collaudo Virtuale consente di risolvere prima i problemi di integrazione tra le diverse tecnologie cooperanti in una macchina automatica basandosi su un Prototipo Virtuale realizzato in un ambiente CAD 3D evoluto.

Autori: Alberto Vergnano, Università di Modena e Reggio Emilia – Luca Goldoni, Consorzio LIAM
Articolo pubblicato su Automazione Integrata, Maggio 2012

Processo di sviluppo di macchine automatiche

Collaudo Virtuale del software di controllo sul prototipo virtuale prima di giungere al prototipo fisico

Le moderne macchine automatiche sono complessi sistemi meccatronici le cui prestazioni finali dipendono pesantemente dall’interazione sinergica tra i gruppi meccanici e le logiche di controllo che li governano e coordinano. Lo sviluppo di una macchina automatica coinvolge pertanto molti progettisti con diverse competenze tecniche, che devono però seguire processi sequenziali e separati, utilizzando strumenti di progettazione specializzati. Quindi l’integrazione tra comportamenti meccanici e logiche di controllo viene conseguita con la risoluzione dei problemi in fase di collaudo della macchina in officina. In questa fase possono emergere diversi problemi che portano a ritardi di consegna, maggiori costi e prestazioni non ottimizzate.

In particolare il software di controllo è determinante per le prestazioni finali di una macchina automatica, tuttavia la sua progettazione ed il suo debug avvengono prevalentemente sul prototipo fisico, quando eventuali problemi, necessità e opportunità di modifica comportano tempi e costi molto elevati.

I cicli di lavoro vengono spesso definiti dall’ingegneria meccanica, le cui soluzioni progettuali vengono per lo più sviluppate considerando il comportamento nominale dei singoli meccanismi della macchina. Scenari che includono variazioni delle condizioni operative, transitori o errori vengono valutati con molta difficoltà. Le stesse simulazioni meccaniche non comprendono il comportamento delle logiche di controllo, che possono modificare pesantemente il comportamento dei moduli e del sistema intero.

Le prestazioni della macchina, a partire dagli stessi tempi ciclo e dalla produttività, vengono stimate con una certa approssimazione, e poi verificate solo nelle fasi di collaudo. Questo modo di procedere lascia molte incertezze nel processo di progettazione, che può trovarsi di fronte ad ostacoli inaspettati per il successo dell’iniziativa aziendale.

L’obiettivo della ricerca è quello di integrare le diverse fasi di sviluppo attraverso un Collaudo Virtuale, che consiste nella verifica e nella messa a punto delle prestazioni della macchina tramite la predisposizione di un Prototipo Virtuale in cui sono integrate la meccanica ed il software di controllo. In questo modo le diverse aree dell’ingegneria potranno confrontarsi, sviluppare ed ottimizzare congiuntamente le diverse soluzioni tecniche prima di ricorrere ad un prototipo fisico. Prosegui la lettura »

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LIAM – Benchmarking di piattaforme commerciali per l’automazione

MotionLe prestazioni di una moderna macchina automatica, dal punto di vista funzionale e prestazionale, dipendono primariamente dalle scelte progettuali operate in sede di definizione della sua struttura meccanica. Tuttavia, fondamentale è anche il ruolo svolto dal sistema di elaborazione preposto al controllo della macchina, essendo sempre più ampio e rilevante lo spettro dei compiti a esso affidati.
Oltre alle attività strettamente inerenti l’automazione dei cicli di lavorazione della macchina, esso è tipicamente chiamato a espletare altre funzionalità complementari, ma non meno importanti, come l’emulazione del comportamento di tradizionali organi meccanici o l’adattamento dinamico delle strategie e dei parametri di controllo in relazione a differenziate esigenze produttive.

Le moderne architetture. Dal punto di vista hardware, la progettazione del sistema di controllo può avvalersi di un mercato ricco di risorse tecnologicamente avanzate, scalabili e interoperabili. La rapida crescita delle funzioni presenti nei moderni sistemi di controllo rende sempre più complessa per il progettista la scelta dell’architettura hardware più adatta in termini di:
– scelta di un’architettura centralizzata o distribuita;
– scelta del fieldbus di cui avvalersi per il collegamento dei dispositivi;
– scelta del motion control;
– scelta dell’ambiente di sviluppo.
Spesso queste scelte vengono effettuate in maniera separata e indipendente senza analizzare gli effetti della loro integrazione.
L’attività di benchmarking nasce con lo scopo di analizzare e valutare le principali soluzioni tecnologiche dei maggiori fornitori presenti sul mercato. I fornitori che stanno collaborando con il laboratorio LIAM per questa attività sono: B&R, Beckhoff, Mitsubishi, Omron, Rockwell, Schneider, Siemens. L’attività è focalizzata sull’analisi di soluzioni di controllo PLC-based, PCbased e di architetture multicore. Il benchmarking non deve essere interpretato solo come una mera attività di misurazione, bensì come un’attività che, partendo dallo studio della tecnologia, vuole analizzare le moderne architetture per l’automazione con un approccio metodologico.

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Al via un ciclo di incontri sulla sicurezza nel mondo delle macchine automatiche

Parte il 6 Dicembre 2011 un ciclo di incontri sul tema della Sicurezza nel mondo delle macchine automatiche, organizzato dal consorzio LIAM (Laboratorio Industriale Automazione Macchine per il packaging) di Vignola.

Il primo incontro del ciclo, intitolato “Le Norme sui Circuiti di Sicurezza: il Punto della Situazione”,  si propone di delineare lo stato dell’arte delle normative sui circuiti di sicurezza, un argomento introduttivo necessario per approfondire in seguito problematiche più strettamente progettuali. “Durante il seminario affronteremo l’argomento delle Norme sui circuiti di Sicurezza”, spiega Marco Baracchi, vice direttore di LIAM. “Insieme alle aziende cercheremo di fare il punto sulla normativa attuale e di illustrare le nuove norme che si stanno affacciando nel panorama internazionale.” Il relatore sarà l’Ing. Federico Dosio, Membro UNI e CEI in materia di Sicurezza dei macchinari ed Equipaggiamento elettrico delle macchine.

Il ciclo di incontri, intitolato “Le architetture Safety nel mondo delle Macchine Automatiche”, è gratuito ed aperto a tutti i progettisti che operano nel settore, ed ha lo scopo di promuovere la conoscenza delle normative e delle buone pratiche di progettazione in materia di sicurezza.

LIAM è un laboratorio industriale di proprietà congiunta di diverse imprese (Sitma, Ima, Sacmi, Selcom), con il supporto di Tetra Pak Packaging Solutions e il coinvolgimento dell’Università di Bologna, dell’Università di Modena e Reggio Emilia e di CRIT. “Il nostro obiettivo è sviluppare progetti mirati alla soluzione di problemi specifici ed è finalizzato alla ricerca e allo sviluppo di tecnologie, strumenti e attrezzature innovative per l’automazione nel packaging”, prosegue Baracchi. “Il programma di questo ciclo di incontri prevede infatti che si svolgano altri otto seminari, in collaborazione con nomi del calibro di B&R, Beckhoff, Lenze, Mitsubishi Electric, Omron, Rockwell Automation, Schneider Electric e Siemens”.

Fin dalla sua costituzione, all’inizio del 2011, il laboratorio LIAM si è occupato di sviluppo di prototipi virtuali, diagnostica predittiva, librerie e applicazioni software per il controllo macchina, e infine dello sviluppo di una piattaforma per il benchmarking di architetture commerciali.

È quest’ultima attività ad aver dato vita alla stretta collaborazione tra il laboratorio LIAM e le aziende coinvolte nel ciclo di incontri. L’attività di benchmarking di LIAM nasce con lo scopo di analizzare e valutare le principali soluzioni tecnologiche dei maggiori fornitori presenti sul mercato. Questa attività viene portata avanti dal laboratorio con un approccio metodologico, partendo dall’analisi della tecnologia e successivamente misurando le prestazioni dei sistemi tramite prove sperimentali.

In questa prima fase dell’attività di benchmarking le architetture Safety non vengono ancora analizzate con test, ma si stanno valutando in via preliminare le varie architetture proposte dai principali fornitori. In quest’ottica il ciclo di incontri si propone di dare spazio alle stesse aziende produttrici per presentare, dal punto di vista tecnologico, il loro approccio alla Safety.

Dopo la prima fase di avviamento, LIAM comincerà a lavorare non solo per le imprese aderenti, ma anche per clienti esterni, ponendosi come un soggetto di riferimento nazionale e internazionale per la risoluzione dei problemi tecnologici nel settore delle macchine automatiche per il packaging.

La partecipazione agli incontri è gratuita, previa registrazione. Per maggiori informazioni: LINK

LIAM (Laboratorio Industriale Automazione Macchine per il packaging)

Logo_LIAM

LIAM è un laboratorio di Ricerca Industriale focalizzato sugli aspetti di automazione di macchine automatiche per il Packaging. Le imprese che hanno dato vita al Laboratorio sono: IMA SpA, SITMA SpA, SACMI SC, SELCOM SpA e Tetra Pak Packaging Solutions SpA.

Le attività di cui si occupa il laboratorio nei primi suoi due anni di vita (2011-2012) sono:

  • Prototipazione virtuale
  • Soluzioni di diagnostica predittiva
  • Architetture software machine independent & platform independent
  • Benchmarking di piattaforme commerciali per l’automazione

Sito web: http://www.liamlab.it/

Il ciclo di incontri e sponsorizzato da:

Sponsor

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