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Valutazione della sostenibilità degli imballaggi in legno

Come è noto, la Comunità Europea ha definito come linea guida per la sostenibilità degli imballaggi la Strategia delle 4 R:

  • Riduzione delle quantità (volume e peso) dei materiali impiegati nella realizzazio-ne di confezioni.
  • Riutilizzo, ove possibile, di alcuni imballaggi dopo opportuna sterilizzazione (es: vuoto a rendere per le bottiglie di vetro in Germania)
  • Riciclaggio
  • Recupero dell’energia durante i processi di combustione.

La Direttiva Packaging dell’UE richiede che gli Stati Membri emettano programmi per ridurre i rifiuti da imballaggio, stabilisce le quantità di materiale da recuperare e riciclare, richiede di ridurre il contenuto di metalli pesanti negli imballaggi e obbliga gli stati membri a promuovere e sviluppare campagne di educazione al riciclaggio.

L’obiettivo globale minimo di recupero è ora del 60%. I nuovi obiettivi globali di riciclo sono stati fissati tra il 55% e l’80%. Gli obiettivi minimi di riciclo per materiale, da raggiungere entro il 2008 (2011 per Grecia, Irlanda e Portogallo), sono stati così definiti:

  • 60% per la carta e il vetro;
  • 50% per l’acciaio e l’alluminio;
  • 22,5% per la plastica;
  • 15% per il legno.

Molte aziende europee e internazionali hanno accolto le normative e il crescente interesse delle persone per l’ambiente come stimolo positivo per riguardare i propri processi produttivi in chiave sostenibile. A testimonianza della diffusione di comportamenti particolarmente virtuosi.

Nel caso del legno, trattandosi di un materiale per sua natura rinnovabile, la principale preoccupazione degli organismi internazionali è relativa alla sostenibilità della filiera produttiva, ovvero allo sfruttamento razionale delle foreste e alla sicurezza dei luoghi di lavoro.

A tale scopo, il marchio PEFC (Programme for Endorsement of Forest Certification), garantisce che il legno utilizzato dai produttori di imballaggi è ottenuto da foreste con i più elevati standard di eco-sostenibilità; attraverso uno specifico procedimento di rintracciabilità (Catena di custodia) è inoltre possibile certificare il percorso del legname certificato dalla foresta al prodotto finito.

A livello Europeo, la Forest-Based Sector Technology Platform (FTP) ha definito una roadmap per lo sviluppo sostenibile e la ricerca nel settore dello sfruttamento delle foreste in Europa. Secondo la Vision della FTP per il 2030, il settore giocherà un ruolo essenziale per lo sviluppo di una società sostenibile nella comunità europea.

Filiera dello sfruttamento del legno

Filiera dello sfruttamento del legno (Courtesy FTP)

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La metodologia LCA come motore per l’innovazione

Il ciclo di vita di un prodotto è definito come una sequenza di fasi successive e correlate, che identificano il “sistema prodotto”, dalle materie prime che lo costituiscono allo smaltimento finale. I paesi anglosassoni definiscono l’intero ciclo di vita di un prodotto con l’espressione cradle to grave (lett. “dalla culla alla tomba”).

Si definisce Life Cycle Assessment (LCA), l’operazione di raccolta ed elaborazione dei dati relativi al sistema prodotto, gli input, gli output e il potenziale impatto ambientale attraverso il suo ciclo di vita. Questo strumento permette di gestire in modo trasparente l’analisi del sistema oggetto di studio, e di comprendere, ripercorrere ed eventualmente criticare l’iter che ha portato a determinate valutazioni di impatto ambientale.

Gli standard per il Life Cycle Assessment sono stati definiti dall’ISO (International Organization for Standardization), in accordo con il SETAC (Society of Environmental Toxicology and Chemistry) e la Commissione Europea.

La metodologia LCA definita in accordo con le serie internazionali degli standard EN ISO 14040-14044 prevede:

  • la compilazione di un inventario di ciò che di rilevante entra ed esce da un sistema di prodotto
  • la valutazione dei potenziali impatti ambientali associati a ciò che entra ed a ciò che esce
  • l’interpretazione dei risultati riguardanti le fasi di analisi dell’inventario e di stima degli impatti in relazione agli obiettivi dello studio.

Per intraprendere un LCA è necessario definire fin dall’inizio quali saranno gli obiettivi dello studio: gli strumenti analitici necessari, le competenze e le persone da coinvolgere, le operazioni principali del sistema e l’unità funzionale, l’individuazione dei dati da misurare e delle assunzioni necessarie. L’unità funzionale (Functional Unit) è l’unità di misura a cui si rapportano tutti i dati, espressione della prestazione svolta dal sistema (prodotto o servizio). L’inventario descrive dettagliatamente i flussi di input e output relativi al prodotto e identifica le voci di impatto attraverso l’allestimento di schede per la raccolta dati. In un LCA vengono dapprima descritti i confini del sistema, dopodiché le componenti del sistema sono rappresentate attraverso diagrammi di flusso. Infine, i dati raccolti relativi al sistema prodotto sono riportati in una tabella in cui per ogni voce sono indicati gli impatti ambientali causati dalle unità funzionali in studio.

Gli indicatori di impatto ambientale devono essere selezionati specificamente per l’attività in esame. Generalmente si scelgono le seguenti principali categorie di impatto:

  • consumo di risorse naturali (consumi energetici netti, consumi di fonti non rinnovabili, consumi di acqua, consumi di materia, occupazione di volumi);
  • inquinamento atmosferico (emissioni in aria di polveri, metalli e organici, crescita dell’effetto serra, acidificazione);
  • inquinamento dell’acqua (scarico di metalli, solidi sospesi e sostanze organiche disciolte, eutrofizzazione);
  • generazione di rifiuti solidi (di varia provenienza e classe).
Schema del ciclo di vita di un prodotto e dei relativi elementi in ingresso ed in uscita

Schema del ciclo di vita di un prodotto e dei relativi elementi in ingresso ed in uscita

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Le metodologie LCA nel settore packaging

LCA per Packaging Ecosostenibile

LCA per Packaging Ecosostenibile (Courtesy Go-Green Packaging)

Il mercato del settore packaging, spinto dalla pressione dell’opinione pubblica e dalla necessità di allinearsi alle normative locali ed internazionali, in questi ultimi anni si sta orientando verso la ricerca di soluzioni sostenibili per l’ambiente. Per valutare l’impatto ambientale di un prodotto e di un processo, la metodologia più diffusa e accreditata è il cosiddetto Life Cycle Assessment (LCA) definito dagli standard ISO 14040:2006 e ISO 14044:2006.

In generale, dall’esame dei risultati delle valutazioni LCA applicate a diversi prodotti del settore packaging, è possibile ricavare alcuni criteri che consentono di ottenere una riduzione dell’impatto ambientale:

  • riduzione della quantità di materiale (es.: utilizzo di spessori ridotti)
  • rimozione di materiale in eccesso
  • ottimizzazione delle dimensioni dell’imballaggio rispetto al prodotto
  • riduzione della quantità di materiali secondari
  • utilizzo di materiali facilmente separabili
  • scelta appropriata dei materiali
  • utilizzo di fonti energetiche rinnovabili per la produzione delle materie prime e della confezione
  • riduzione dell’utilizzo di additivi chimici (soprattutto per confezioni in materiale plastico), che complicano il riciclaggio
  • rimozione del sovraimballaggio (scatole, coperchi, pellicole, ecc)
  • ottimizzazione della logistica associata a tutte le fasi del ciclo di vita del prodotto.

È da notare che non esiste una soluzione predefinita per ogni singolo caso, ma per ciascun prodotto occorre valutare le diverse opzioni possibili, e orientare la scelta verso quell’insieme di azioni che comporta complessivamente il maggior vantaggio ambientale su tutta la filiera.

Inoltre, anche se oggi la sostenibilità è un obiettivo prioritario, per un’azienda del settore packaging la decisione di applicare una metodologia LCA per definire le proprie scelte produttive può portare a un iniziale innalzamento dei costi, con conseguenze negative sul prezzo del prodotto al consumatore.

Per limitare questo effetto è quindi necessaria un’opera di educazione al packaging ecosostenibile che coinvolga tutti i soggetti che compongono la filiera dell’imballaggio (fornitori delle materie prime, industrie produttive, catena di distribuzione, consumatori, enti cui è affidata la gestione del fine vita dei prodotti). Solo in questo modo sarà possibile far coincidere la ricerca di soluzioni ecosostenibili con il contenimento dei costi, in modo tale da non interrompere il circolo virtuoso che sta orientando il mercato verso soluzioni di packaging a ridotto impatto ambientale.

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