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Metodologie e strumenti per il Requirements Engineering (Parte 2)

Le nuove esigenze organizzative hanno indirizzato la risposta dell’information technology a provvedere sia all’ottimizzazione dell’organizzazione della modulistica dedicata ai requisiti  e alla sua condivisione all’interno dei database aziendali che alla specializzazione nella gestione del contenuto di tali documenti, intesa come aiuto alla formulazione e formalizzazione del dominio delle possibili soluzioni. Tali prerogative si sono tradotte, nella pratica, con la realizzazione di strumenti che, mediante la capacità di gestione e di organizzazione di tutto il ciclo di sviluppo dei requisiti e la loro integrazione con i diversi processi aziendali, permettono di supportare le aziende nella realizzazione di prodotti sempre più allineati alle esigenze dei clienti e sempre più capaci di cogliere le opportunità di mercato offerte e garantire una migliore organizzazione della gestione dei processi di innovazione.

Ciclo di specificazione dei requisiti

Sulla base di problemi, limitazioni e impedimenti riscontrati, dopo aver analizzato alcuni tool software presenti sul mercato, si è deciso di concentrarsi sul Tool Doors di matrice IBM, allo scopo di valutare se e come questo strumento potesse portare un reale vantaggio competitivo all’intero ciclo di gestione dei requisiti.  Grazie all’esemplificazione di un caso pratico di utilizzo di uno dei software in questione, sono stati immediatamente visibili miglioramenti su attività fondamentali nella gestione dei progetti di innovazione come per esempio la maggiore organizzazione del ciclo di sviluppo e progettazione dei requisiti, la possibilità di evitare problemi costosi nelle fasi più avanzate del ciclo di sviluppo con riduzione al minimo dei rischi, il raggiungimento di obiettivi di prestazione e la massimizzazione della soddisfazione del cliente. Lo studio affrontato ha inoltre permesso di chiarire le potenzialità di miglioramento sulla gestione dei requisiti introdotte dal software quali l’implementazione di tecniche di tracciabilità o la condivisione delle informazioni all’interno dei sistemi aziendali. Purtroppo spesso perché l’investimento economico nell’istituzionalizzazione di un tool nella pratica industriale venga effettuato, i manager vogliono essere sicuri che i benefici quantificabili derivanti dall’adozione di questa pratica coprano i corrispondenti costi tangibili. In effetti la misurazione dell’investimento proposto può portare a significativi risparmi ma, come per qualsiasi altro fattore di “riduzione del rischio”, è tanto facile quantificare il denaro che viene speso per la prevenzione, quanto difficile quantificare il denaro che, alla fine, avrebbe potuto essere sprecato, non adottandola.

Questa indagine è stata svolta dall’Ing. Gabriella Perrozzi in collaborazione con la Facoltà di Ingegneria dell’Università degli Studi di Bologna.

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Dissalare l’acqua marina grazie al solare fotovoltaico a concentrazione e alle nanomembrane

Fonte:  IBM

Well-defined Nanostructured Membranes - IBMIBM e King Abdulaziz City for Science and Technology (KACST), l’organizzazione nazionale di ricerca e sviluppo dell’Arabia Saudita, hanno intrapreso una collaborazione di ricerca finalizzata a creare un impianto di dissalazione dell’acqua basato su una combinazione di due tecnologie innovative ed in grado di offrire una soluzione alla crescente domanda di acqua potabile da parte della popolazione saudita. Nella città di Al Khafji sarà infatti costruito prossimamente un nuovo impianto di dissalazione ad alta efficienza energetica, con una capacità di produzione prevista di 30.000 metri cubi al giorno ed idoneo a  servire 100.000 persone. Il KACST prevede di alimentare l’impianto con la tecnologia UHCPV (Ultra-High Concentrator Photovoltaic), sviluppata insieme ad IBM, utilizzando un sistema fotovoltaico (CPV) ad una concentrazione superiore a 1.500 soli. All’interno dell’impianto, inoltre, il processo di dissalazione sarà basato su un’innovativa tecnologia a nanomembrana in grado di filtrare i sali e le tossine potenzialmente nocive presenti nell’acqua, utilizzando minore energia rispetto ad altre forme di depurazione.

Allo stato attuale i metodi più comunemente impiegati per la dissalazione dell’acqua marina sono la tecnologia termica (distillazione seguita da condensazione) e l’osmosi inversa, ma presentano entrambi un costo troppo elevato per essere applicato su larga scala. Nella osmosi inversa, in particolare, l’elevato costo è dovuto soprattutto a problemi di natura tecnica che pregiudicano il buon funzionamento delle membrane polimeriche comunemente utilizzate nel processo. La ricerca congiunta KACST e IBM è incentrata sul miglioramento delle membrane attraverso la modifica delle proprietà dei polimeri su nanoscala. Grazie alla combinazione offerta dall’elevato apporto energetico fornito dalla tecnologia solare a concentrazione e dalle proprietà della nuova nanomembrana, sarà possibile migliorare l’efficienza energetica del processo e ridurre significativamente il costo della dissalazione dell’acqua marina.

Trasformare l’acqua salata in acqua dolce in modo efficace in termini di costi ed efficiente in termini di energia offre un enorme potenziale per affrontare la crescita della domanda mondiale di acqua pulita. Attualmente nel nostro pianeta una persona ogni cinque non ha ancora accesso all’acqua potabile e occorre trovare presto una soluzione per far fronte a questa crescente domanda.  Utilizzando queste nuove tecnologie, IBM e KACST si pongono l’obiettivo di realizzare sistemi di desalinizzazione implementabili a breve sia in tutta l’Arabia Saudita che a livello mondiale.

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Putting the Web in a Spreadsheet

Fonte: www.technologyreview.com

A new tool can be used to collect, analyze, and visualize large quantities of data.

By Erica Naone

Vast quantities of data are freely available on the Web, and it can be a potential treasure trove for many businesses–providing they can figure out how to use it effectively.

A company can, for example, comb through data from the U.S. Patent and Trademark Office and court records prior to acquiring another company to see if any of its intellectual property is tied up in legal action. In practice, however, going through so much information takes time and effort to orchestrate.

IBM hopes that a new tool, called BigSheets, will help users analyze Web data more easily. The company has developed a test version of the software for the British Library.

“The ability of any user to do their own types of interesting analytics is coming of age,” says Rod Smith, vice president of emerging Internet technologies for IBM.

BigSheets is built on top of another piece of software called Hadoop. This is an open-source platform for processing very large amounts of Web data by splitting up tasks and handing them off to a cluster of different computers. Hadoop is often used to analyze large amounts of unstructured Web data.

BigSheets uses Hadoop to crawl through Web pages, parsing them to extract key terms and other useful data. BigSheets organizes this information in a very large spreadsheet, where users can analyze it using the sort of tools and macros found in desktop spreadsheet software. Unlike ordinary spreadsheet software, however, there’s no limit to the size of a spreadsheet created through BigSheets.

To use BigSheets, a user would point the tool at a set of URLs or a repository of data. Lists of terms can be used to organize the data into rows and tables, and these can be adjusted later.

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Complex Integrated Circuits Made of Carbon Nanotubes

Fonte: www.technologyreview.com

New circuits bring low-power nanotube computers closer.

By Katherine Bourzac

Carbon circuit: This carbon-nanotube circuit, which is a memory element, is one of the many possible designs that can be made with new methods. Credit: Stanford

Carbon circuit: This carbon-nanotube circuit, which is a memory element, is one of the many possible designs that can be made with new methods. Credit: Stanford

The first three-dimensional carbon nanotube circuits, made by researchers at Stanford University, could be an important step in making nanotube computers that could be faster and use less power than today’s silicon chips. Such a computer is still at least 10 years off, but the Stanford work shows it is possible to make stacked circuits using carbon nanotubes. Stacked circuits cram more processing power in a given area, and also do a better job dissipating waste heat.

A recent IBM study showed that for a given total power consumption, a circuit made from carbon nanotubes is five times faster than a silicon circuit. “We can make silicon transistors smaller and smaller, but at extremely small dimensions they don’t show the desired performance anymore,” says Zhihong Chen, manager of carbon technology at the IBM Watson Research Center. “We are looking to alternative materials that can be scaled more aggressively but still maintain device performance.”

Researchers have had great success in making single nanotube transistors in the lab, but scaling them up to make complex circuits has been difficult because it’s impossible to control the quality of every single nanotube. The Stanford circuit designs, which were presented last week at the International Electron Devices Meeting in Baltimore, make it possible to create more complex nanotube circuits in spite of the material’s limitations.

“When we deal with a large number of nanoscale components, we can’t demand everything to be perfect,” says H.-S. Philip Wong, professor of electrical engineering at Stanford. When the Stanford researchers grow arrays of nanotubes to make circuits, they get a mix of semiconducting nanotubes and metallic nanotubes that will cause electrical shorts if they’re not eliminated. Some of the nanotubes grow in straight lines, but some are squiggly, and these must also be worked around. While chemists work on methods for growing straight, pure nanotubes, the Stanford researchers’ question, Wong says, is, “How do we mitigate that and make sure the system still works?” continua a leggere…

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