“Il film sottile si fa così”


Fonte: Quotidiano Energia

Il presidente di Siena Solar Nanotech, Carlo Taliani, parla dei nuovi orizzonti del fotovoltaico

Di Francesco Ranci (Quotidiano Energia)

Carlo Taliani, fra gli scienziati più citati a livello internazionale nel campo dei transistor organici a film sottili, è anche fondatore e presidente di Siena Solar Nanotech (2SN), società nata dagli studi del Cnr di Bologna (IsmnIstituto per lo studio dei materiali nanostrutturati) sulla tecnologia Pulsed Plasma Deposition (PPD) per realizzare celle fotovoltaiche flessibili, utilizzando come materiale di base il tellururo di cadmio (CdTe). Così ha risposto alle domande di QE.

2sn - Siena Solar NanotechD. 2SN ha annunciato l’ingresso fra i suoi soci di Fondo Toscana Innovazione (QE 4/11) e la prossima realizzazione in Italia di uno stabilimento produttivo, a scopo dimostrativo, di celle fotovoltaiche a film sottile. Cosa caratterizza la vostra soluzione?

R. “Il tellururo di cadmio è una delle due alternative, la più matura, al silicio cristallino ed amorfo. Attualmente viene fatto depositare sul supporto flessibile tramite evaporazione, a temperature elevatissime che hanno un’efficacia limitata oltre a creare problemi per la sicurezza dei lavoratori. Il nostro brevetto basato sull’utilizzo delle nanotecnlogie (PPD) consente invece di lavorare a temperature meno elevate e di ottenere una resa superiore, paragonabile se non superiore anche a quella del silicio cristallino, ma a costi molto più bassi”.

D. Quale problema dovete risolvere nella fase dimostrativa?

PPD - Pulsed Plasma Deposition

Immagine del processo PPD, Pulsed Plasma Deposition, sviluppato da 2SN (Credit: 2SN)

R. “Si tratta semplicemente di mettere in atto un impianto che produca il film sottile di CdTe con un prototipo di processo continuo per dimostrare la fattibilità del passaggio alla fase industriale. Il prototipo sarà pronto entro l’anno e nell’arco del 2010 saremo sicuramente pronti a passare alla ingegnerizzazione. Abbiamo già coinvolto nel progetto partner industriali di livello internazionale”.

D. Lei ha parlato di due sole alternative al silicio cristallino, l’altra è costituita dai polimeri, su cui ad esempio Eni punta molto?

R. “No, mi riferivo alle tecnologie che sfruttano l’indio (Cigs – Copper indium gallium (di)selenide). Sono interessanti e potremo occuparcene in futuro, ma l’indio è un materiale piuttosto scarso, a differenza del cadmio, e ci sono altre incognite tecnologiche da superare per ottenere una resa sufficiente a competere sul mercato. I polimeri e gli organici in generale sono più indietro. Sebbene si siano fatti i primi esperimenti circa due decadi fa il problema principale con che resta è la stabilità all’aria ed in particolare all’ossigeno e all’umidità”.

D. Lei è uno scienziato ancora attivo nella ricerca presso l’Istituto per lo Studio dei Materiali Nanostrutturati del CNR di Bologna. Come è diventato imprenditore?

R. “Per fortuna in Italia qualcosa sta cambiando nel rapporto fra ricerca e industria. Nel 2003 con alcuni collaboratori del Cnr di Bologna abbiamo creato la società Organic Spintronics (OS). OS coordina il progetto Flexsolar con il finanziamento dal programma Industria 2015 per un valore di circa 12 milioni di € e 2SN vi partecipa insieme a una compagine di università e centri di ricerca fra cui l’ISMN e l’IMM del CNR di Bologna oltre che a industrie e multinazionali italiane e all’Università israeliana Technion di Haifa. Nel 2007 è nata 2SN con il sostegno finanziario di Fises (Finanziaria senese di sviluppo), e quindi, con la partecipazione del fondo Toscana Innovazione di SICI si è completato il primo round di finanziamento. C’è maggiore interesse da parte degli investitori per l’innovazione e si possono mettere in campo anche progetti di medio periodo come il nostro. Certo, negli Usa sarebbe normale, mentre qui è un’iniziativa ancora pionieristica”.

D. Nella competizione in atto a livello internazionale per la leadership tecnologica nel settore energetico, come sono messe l’Italia e l’Europa nei confronti di Usa e Cina?

R. “La qualità della ricerca in Europa, Italia compresa, non teme confronti. La Commissione Europea ha fatto molto per integrare le attività che nei principali paesi erano già a livelli di eccellenza. Anche gli Stati Uniti guardano all’Europa con molto interesse quando si parla di ricerca scientifica specialmente nel campo delle nanotecnologie. La Cina è decisamente più indietro da questo punto di vista, dove gli effetti distruttivi sulla tradizione accademica fatta dalla Rivoluzione Culturale si sono fatti sentire per molti anni. Una solida rete di scuole accademiche e di centri di ricerca non si ricostruisce in pochi decenni, e non bastano i rilevanti finanziamenti investiti; ci vorrà ancora molto tempo”.

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