Metodologie e strumenti per il Requirements Engineering (Parte 1)


Una buona percentuale del rischio di insuccesso nel lancio di nuovi prodotti sul mercato è imputabile ad una gestione non organica e razionale dei requisiti. Questi, definiti come una traduzione di bisogni, limiti e condizioni degli stakeholder, pur essendo espressi in linguaggio naturale, devono essere in grado di descrivere in modo corretto e formalizzato il dominio del problema ed evolvere in modo parallelo agli studi di progetto lungo il ciclo di sviluppo del nuovo prodotto.

L’utilizzo di strumenti software di supporto ai sistemi di requirement engineering è ad oggi la soluzione più adatta alla necessità incombente di organizzazione di tali processi. Allo scopo di valutare l’impatto che l’utilizzo dei tool in questione può avere sull’intera attività di progettazione, è stata effettuata un’indagine volta all’analisi critica delle best practice aziendali, nell’ambito della gestione dei requisiti, di alcune imprese leader dell’Emilia Romagna e soci di Crit Research (SCM Group, Tetra Pak Packaging Solutions, IMA Spa e CNH Agricolture).

L’indagine si è prefissata di chiarire se la gestione dei requisiti fosse supportata da un processo organizzato e, nel caso ciò non fosse, quali barriere di ingresso ne hanno ostacolato l’utilizzo. In particolare le domande si sono concentrate sul determinare come il problema fosse sentito dalle aziende e quali fossero le metodologie, le procedure, le risorse umane e gli strumenti eventualmente impiegati per supportare l’intero processo di requirement engineering.

Alla luce delle risposte fornite si è evinto che tutte le imprese coinvolte, seppur in modo diverso, ritenessero la gestione dei requisiti di progettazione un fattore critico per il successo aziendale ed è risultata evidente la necessità di ottimizzare la programmazione, l’organizzazione e la gestione del processo di definizione dei requisiti e delle sue evoluzioni nel tempo, soprattutto in presenza di casi di customizzazione di prodotto spinta. I problemi maggiormente riscontrati nei processi di requirement engineering analizzati, più che essere legati alla cattiva e non formale definizione dei requisiti o ad errori, ad ambiguità e a disturbi nella redazione della documentazione tecnica o all’incompatibilità tra la dimensione commerciale e quella tecnica, riguardano piuttosto la sfera gestionale e amministrativa dei progetti, legata all’esigenza di reperire, registrare e pianificare le attività di requirement e le loro evoluzioni all’interno del ciclo di sviluppo dei nuovi prodotti. Il mancato aggiornamento delle informazioni, la scarsa rintracciabilità dei dati e la non piena condivisione dei risultati, può manifestare nel tempo gravi danni al raggiungimento degli scopi prefissati, oltre che tradursi in perdite di tempo e tardive diagnostiche di problemi ed ostacoli.

I tool software di supporto si rivelano, ad oggi, una delle migliori soluzioni che è possibile apportare ai casi descritti.

Questa indagine è stata svolta dall’Ing. Gabriella Perrozzi in collaborazione con la Facoltà di Ingegneria dell’Università degli Studi di Bologna.

Continua… 

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