Archivio novembre 2011

Al via un ciclo di incontri sulla sicurezza nel mondo delle macchine automatiche

Parte il 6 Dicembre 2011 un ciclo di incontri sul tema della Sicurezza nel mondo delle macchine automatiche, organizzato dal consorzio LIAM (Laboratorio Industriale Automazione Macchine per il packaging) di Vignola.

Il primo incontro del ciclo, intitolato “Le Norme sui Circuiti di Sicurezza: il Punto della Situazione”,  si propone di delineare lo stato dell’arte delle normative sui circuiti di sicurezza, un argomento introduttivo necessario per approfondire in seguito problematiche più strettamente progettuali. “Durante il seminario affronteremo l’argomento delle Norme sui circuiti di Sicurezza”, spiega Marco Baracchi, vice direttore di LIAM. “Insieme alle aziende cercheremo di fare il punto sulla normativa attuale e di illustrare le nuove norme che si stanno affacciando nel panorama internazionale.” Il relatore sarà l’Ing. Federico Dosio, Membro UNI e CEI in materia di Sicurezza dei macchinari ed Equipaggiamento elettrico delle macchine.

Il ciclo di incontri, intitolato “Le architetture Safety nel mondo delle Macchine Automatiche”, è gratuito ed aperto a tutti i progettisti che operano nel settore, ed ha lo scopo di promuovere la conoscenza delle normative e delle buone pratiche di progettazione in materia di sicurezza.

LIAM è un laboratorio industriale di proprietà congiunta di diverse imprese (Sitma, Ima, Sacmi, Selcom), con il supporto di Tetra Pak Packaging Solutions e il coinvolgimento dell’Università di Bologna, dell’Università di Modena e Reggio Emilia e di CRIT. “Il nostro obiettivo è sviluppare progetti mirati alla soluzione di problemi specifici ed è finalizzato alla ricerca e allo sviluppo di tecnologie, strumenti e attrezzature innovative per l’automazione nel packaging”, prosegue Baracchi. “Il programma di questo ciclo di incontri prevede infatti che si svolgano altri otto seminari, in collaborazione con nomi del calibro di B&R, Beckhoff, Lenze, Mitsubishi Electric, Omron, Rockwell Automation, Schneider Electric e Siemens”.

Fin dalla sua costituzione, all’inizio del 2011, il laboratorio LIAM si è occupato di sviluppo di prototipi virtuali, diagnostica predittiva, librerie e applicazioni software per il controllo macchina, e infine dello sviluppo di una piattaforma per il benchmarking di architetture commerciali.

È quest’ultima attività ad aver dato vita alla stretta collaborazione tra il laboratorio LIAM e le aziende coinvolte nel ciclo di incontri. L’attività di benchmarking di LIAM nasce con lo scopo di analizzare e valutare le principali soluzioni tecnologiche dei maggiori fornitori presenti sul mercato. Questa attività viene portata avanti dal laboratorio con un approccio metodologico, partendo dall’analisi della tecnologia e successivamente misurando le prestazioni dei sistemi tramite prove sperimentali.

In questa prima fase dell’attività di benchmarking le architetture Safety non vengono ancora analizzate con test, ma si stanno valutando in via preliminare le varie architetture proposte dai principali fornitori. In quest’ottica il ciclo di incontri si propone di dare spazio alle stesse aziende produttrici per presentare, dal punto di vista tecnologico, il loro approccio alla Safety.

Dopo la prima fase di avviamento, LIAM comincerà a lavorare non solo per le imprese aderenti, ma anche per clienti esterni, ponendosi come un soggetto di riferimento nazionale e internazionale per la risoluzione dei problemi tecnologici nel settore delle macchine automatiche per il packaging.

La partecipazione agli incontri è gratuita, previa registrazione. Per maggiori informazioni: LINK

LIAM (Laboratorio Industriale Automazione Macchine per il packaging)

Logo_LIAM

LIAM è un laboratorio di Ricerca Industriale focalizzato sugli aspetti di automazione di macchine automatiche per il Packaging. Le imprese che hanno dato vita al Laboratorio sono: IMA SpA, SITMA SpA, SACMI SC, SELCOM SpA e Tetra Pak Packaging Solutions SpA.

Le attività di cui si occupa il laboratorio nei primi suoi due anni di vita (2011-2012) sono:

  • Prototipazione virtuale
  • Soluzioni di diagnostica predittiva
  • Architetture software machine independent & platform independent
  • Benchmarking di piattaforme commerciali per l’automazione

Sito web: http://www.liamlab.it/

Il ciclo di incontri e sponsorizzato da:

Sponsor

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Rivoluzionare l’eolico con le turbine ad aquilone

Kites Energy Generators

Kites Energy Generators - KiteGen

Chiunque abbia fatto volare un aquilone ha un’esperienza diretta della forza del vento a quota elevata. Che cosa succede quando si cerca di applicare lo stesso concetto per sfruttare al meglio l’energia eolica?  L’idea di utilizzare aquiloni per catturare l’energia del vento non è nuova: il primo  brevetto per lo sfruttamento industriale di questa intuizione risale al 1980, ma a quei tempi la tecnologia non era sufficientemente matura per consentire la realizzazione di un prototipo funzionante. Oggi questa sfida tecnologica viene nuovamente affrontata da due imprese, la californiana Makani Power e l’ italiana Kite Gen.

La forza del vento ad alta quota

La Terra è avvolta da due nastri di vento, il primo dei quali passa sopra la Terra del Fuoco, mentre il secondo  sovrasta l’Europa. L’altezza del nastro europeo – largo dai 4000 ai 5000 km – va da circa 500 metri fino a 10.000 metri di altitudine. La corrente di aria che scorre all’interno del nastro genera una potenza media di 2 kW al metro quadrato (pari a una velocità di 15 m/s) per circa 7000 ore all’anno. Il vento di alta quota ha quindi la caratteristica di essere molto forte e praticamente costante, soprattutto se confrontato con le correnti a livello del terreno, che sono forte solo in determinati siti e per circa 1700-1800 ore all’anno. A diverse altitudini corrispondono diversi livelli di velocità e, quindi, di potenza: ad esempio, a 800 metri di altezza si hanno velocità medie di 7 m/s con potenza specifica di 200 W/m, il che vuol dire che una sezione di vento larga 1 km a altitudine tra i 600 e i 1000 metri ha una potenza di un gigawatt, paragonabile a quella di una centrale nucleare.  È evidente quindi il motivo che ha spinto negli ultimi anni diversi gruppi di ricercatori ed imprenditori a cercare un modo efficace per sfruttare questa risorsa naturale.

Makani Airborne Wind Turbine, la centrale eolica ad aquilone

L’azienda californiana Makani Power ha recentemente progettato la Airborne Wind Turbine, un nuovo tipo di centrale eolica dal design innovativo, che combina il concetto di kite (aquilone) con i principi di funzionamento delle tradizionali turbine eoliche. L’obiettivo dell’azienda è generare lo stesso movimento alare presente in una turbina eolica, ma senza la presenza della struttura fissa della turbina stessa.  Secondo Corwin Hardham, CEO di Makani Power, nella Airborne Wind Turbine le pale si muovono secondo lo stesso schema delle turbine eoliche, ma ciascuna di esse è costituita semplicemente da un kite in fibra di carbonio, collegato tramite un cavo a una struttura che viene trascinata in un movimento rotatorio e che genera energia elettrica. Il vantaggio principale di questa turbina “ad aquilone” è la leggerezza: essa utilizza infatti solo una frazione del materiale necessario per una turbina eolica standard, e se una turbina tradizionale da 1MW può pesare più di 100 tonnellate, una Airborne Wind Turbine della stessa potenza ne pesa circa un decimo, con un costo stimabile intorno ai 0,03$/KWh. La tecnologia di Makani Power è talmente promettente che il progetto ha vinto quest’anno il premio Popular Mechanic’s 2011 Breakthrough Innovator Award sul tema dell’energia, ed ha ricevuto 3 milioni di dollari dal Dipartimento dell’Energia statunitense (DOE) e 20 milioni in finanziamenti di venture capital da parte di Google.

KiteGen, profili alari di potenza

Ma Makani Power non è la sola azienda attiva in questo nuovo settore dell’energia rinnovabile. L’italiana Kite Gen Research, per esempio, è impegnata dal 2006 nello sviluppo di una turbina per la trasformazione l’energia  del vento di alta quota in energia elettrica, attraverso la tecnologia Kite Gen® . Il progetto Kite Gen è passato di recente alla fase di pre-industrializzazione dei primi modelli di centrali eoliche di alta quota, e prevede due filoni principali di sviluppo: il KiteGen Stem (centrale eolica che sfrutta la trazione generata da un singolo kite) ed il KiteGen Carousel (centrale eolica ad asse di rotazione verticale, azionata da molti kites contemporaneamente). In quest’ultimo caso, proprio il diverso orientamento dell’asse di rotazione dovrebbe eliminare tutti i problemi statici e dinamici che impediscono l’aumento della potenza  nelle turbine eoliche tradizionali. Una turbina Kite Gen da 100MW necessita di un anello di 1000m (mille metri) di diametro, e funzionando a pieno regime per il 57% del tempo è in grado di generare 500GWh di elettricità in un anno. Il costo stimato è di 0.03€/kWh, inferiore a quello dei combustibili fossili che a quello delle attuali fonti rinnovabili.

Centrali ad alta quota

Le torri eoliche tradizionali non possono arrivare a sfruttare il vento d’alta quota: il loro limite dimensionale le pone al massimo a 100 metri dal suolo, altezza oltre la quale la struttura di sostegno diventa troppo pesante, instabile e costosa. La centrale Kite Gen, al contrario, nasce proprio per sfruttare le correnti di alta quota, dato che la lunghezza del cavo può permettere ai profili alari di raggiungere altezze oltre i 500 metri, senza introdurre criticità strutturali. Le turbine ad aquilone possono tuttavia operare anche ad altezze inferiori: le ali dell’ Airborne Wind Turbine, testate a circa 300 metri di altezza, possono rimanere in aria anche in presenza di brezze costanti, e addirittura automantenersi in volo in assenza di vento. Quest’ultimo caso comporta tuttavia un consumo di energia elettrica, motivo per cui la turbina è dotata di un sistema di atterraggio del kite in assenza di vento. Ora anche Makani, come Kite Gen, sta cercando di sviluppare un sistema con turbina più grande, con profili alari in grado di volare a circa 500 metri e produrre elettricità sufficiente per alimentare 600 case. L’azienda californiana prevede infatti di lanciare un prototipo del nuovo progetto entro il 2013 ed iniziare la produzione commerciale entro il 2015.

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VIALAB presenta l’attività di benchmark al VISION 2011

VISION | International Trade Fair for Machine Vision

VISION | International Trade Fair for Machine Vision

Nel 2011, VISION, Fiera internazionale specializzata nell’elaborazione dell’immagine, giungerà alla sua 24° edizione, che avrà luogo dall’8 al 10 novembre nel centro fieristico di Stoccarda (VISION | International Trade Fair for Machine Vision).

Mai come quest’anno, VISION 2011 dimostrerà il suo stretto legame con gli utenti finali. Infatti, quest’anno la Integration Area, una piattaforma espositiva dedicata esplicitamente ai system integrator, subirà considerevoli ampliamenti. Stando al numero delle iscrizioni, la presenza degli espositori in quest’area aumenterà del 50 percento rispetto all’anno scorso.

Il settore dell’elaborazione dell’immagine invade un numero sempre maggiore di campi di applicazione, anche per quanto riguarda l’elaborazione non industriale. VISION 2011 raccoglierà questo trend puntando per la prima volta i riflettori sulla tecnica medica come campo di applicazione emergente.

Al VISION 2011 ci sarà nuovamente un padiglione internazionale per espositori esordienti provenienti dall’estero, uno stand collettivo promosso dal ministero federale per l’economia e la tecnologia (BMWi), riservato alle giovani imprese innovative della Germania, e il conferimento del 19° premio VISION-Award per le opere eccellenti di elaborazione dell’immagine.

VISION è diventato per tanti espositori l’evento fieristico centrale dell’anno, con esposizioni di prodotti hightech e un vasto programma collaterale di alta qualità. Al VISION 2011, più di 300 espositori, di cui oltre il 40 percento proveniente dall’estero, presenteranno le loro novità nel campo della registrazione e dell’elaborazione dell’immagine con telecamere, sensori di visione, frame grabber, strumenti software, sistemi di luce e illuminazione, obiettivi, accessori, sistemi completi, soluzioni applicative innovative e servizi. Alcuni eventi clou, condotti dagli espositori, esemplificheranno le tendenze che si delineano nell’elaborazione dell’immagine.

VIALAB | Envision Machine Vision

VIALAB | Envision Machine Vision

Anche il laboratorio VIALAB prenderà parte all’evento, presentando l’attività di benchmark delle librerie commerciali di visione.

VIALAB è un progetto di ricerca sulla machine vision finanziato dalla Regione Emilia-Romagna, guidato da due gruppi industriali, Datalogic e System. Anche tre enti di ricerca sono coinvolti in VIALAB: Università di Bologna (DEIS), T3LAB, CRIT.

VIALAB sta attualmente affrontando temi come: architetture per sistemi di visione integrati, accelerazione hardware di algoritmi di visione, visione 3D e applicazioni avanzate.

Nell’ambito delle sue attività, VIALAB è impegnato nella definizione e nell’implementazione di un benchmark delle librerie software commerciali di machine vision. Il benchmark è pubblico e aperto al contributo di tutti gli interessati, compresi ovviamente i produttori di software di visione industriale che desiderano partecipare.

Al Vision 2011, VIALAB ha in programma di illustrare e discutere i principi, gli obiettivi e le procedure operative relative al benchmark di visione artificiale. VIALAB, inoltre, condividerà con i partecipanti le conoscenze acquisite dalla definizione di un primo prototipo di test e illustrerà i prossimi passi del progetto.

Mercoledì 9 novembre 2011, dalle 10:30 alle 11:30
VISION 2011 – International Trade Fair for Machine Vision
Trade Fair Centre Stuttgart
ICS Conference Center, NeueMesse Stuttgart, ROOM C7.1
Relatore: Claudio Salati

Per ulteriori informazioni sul progetto VIALAB, l’attività di benchmark e la presentazione al Vision 2011, non esitate a contattare:
Claudio Salati, VIALAB Manager
claudio.salati@t3lab.it
Tel. +39 051 5870184

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