Archivio novembre 2010

Il Cloud Computing

Si parla tanto di “Cloud Computing” ultimamente, ma cosa vuol dire? Cosa implica per il business di un’impresa?

Cos’è esattamente la “nuvola”?

Da anni si usa una nuvola (cloud) per indicare Internet all’interno dei diagrammi o delle rappresentazione grafiche di infrastrutture informatiche ecc. Qualcosa di misterioso che “nasconde” tutto ciò che avviene al suo interno ma che permette ai miei dati di raggiungere qualsiasi destinazione sul pianeta.

È una rappresentazione decisamente buona: al giorno d’oggi i dati e i programmi non devono necessariamente risiedere sul PC personale o sui server aziendali ma possono essere “ospitati” (o memorizzati) su Internet o, come si suol dire, “in the cloud”.

Cloud Computing significa semplicemente gestire esternamente (online) le applicazioni e le attività, invece che all’interno delle tue quattro mura.

Esistono 3 tipologie fondamentali di Cloud Computing:

  1. SaaS (Software as a Service): utilizzo di programmi in remoto, di solito attraverso dei server web;
  2. PaaS (Platform as a Service): simile al SaaS, ciò che viene utilizzato in remoto è una piattaforma software che può essere costituita da diversi servizi, programmi, librerie, etc.;
  3. IaaS (Infrastructure as a Service): utilizzo di risorse hardware in remoto, utilizzate su richiesta al momento in cui un cliente ne ha bisogno e quindi non vengono assegnate a prescindere dal loro utilizzo effettivo.

I vantaggi non sono pochi. Essi derivano principalmente dal fatto che un “hosting service provider” esperto gestisce tutta l’architettura informatica al tuo posto. Ciò significa che tutto quello che devi fare è accedere ai tuoi documenti e programmi via Internet. Possiamo dire che i principali vantaggi sono i seguenti:  Prosegui la lettura »

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Il segreto dell’innovazione efficiente? La coerenza

E’ stata recentemente pubblicata l’edizione 2010 dello studio annuale“Global Innovation 1000”, realizzato dalla società Booz & Company analizzando e intervistando le imprese che investono maggiormente in ricerca e sviluppo (R&S) a livello mondiale. L’osservazione dei dati relativi alle spese e alle differenti performance innovative hanno permesso di trarre alcune interessanti conclusioni sul rapporto tra investimento in R&S e performance economica.

Innanzitutto, va sottolineato che il 2009 rappresenta il primo anno in cui, da quando viene realizzata la survey (cioè dieci anni), l’investimento aggregato dei 1000 investitori di punta in R&S è calato, attestandosi sui 503 miliardi di dollari contro i 521 dell’anno precedente. La recessione economica del 2008, che inizialmente aveva “risparmiato” l’investimento in R&S, (tanto che nell’annualità precedente questa voce di spesa era aumentata malgrado la riduzione drastica del volume di affari di molte imprese) ha quindi finito per dispiegare i suoi effetti anche sui budget che le aziende annualmente destinano alle attività di ricerca.

Tuttavia, il dato che emerge è anche l’esistenza di alcune strategie che, se messe in atto, permettono di massimizzare la capacità di ottenere un ritorno dalla spesa in R&S in termini di performance innovativa.

In questo senso, emergono tre possibili approcci strategici e coerenti all’innovazione:

  • Need Seekers, che puntano a coinvolgere i clienti nello sviluppo di nuovi prodotti, e a rispondere ai nuovi bisogni che emergono.
  • Market Readers, che attraverso lo studio ad ampio raggio di clienti e concorrenti, introducono miglioramenti incrementali basandosi su tendenze di mercato comprovate.
  • Technology Drivers, che seguono un approccio più technology push, puntando a estrinsecare e rispondere a bisogni inespressi dei clienti seguendo le linee di sviluppo tracciate dalle capacità tecnologiche interne.

A ciascun profilo sono associate una serie di competenze innovative, definite capabilities, che possono essere incrementate attraverso appunto l’investimento in R&S. Ad esempio, per un approccio da Technology Drivers è importante una dettagliata comprensione dei trend tecnologici, laddove per i Market Readers e i Need Seekers è fondamentale sviluppare capacità di valutazione del potenziale di mercato.

Ebbene, la ricerca ha permesso di individuare quello che viene definito il Coherent Innovator’s Premium, vale a dire una migliore performance, in termini di capitalizzazione e redditività, da parte di quelle imprese che, a parità di spesa in R&S, tendono a focalizzare gli ambiti di investimento su quelle capabilities che contribuiscono a formare uno dei tre profili di sviluppo innovativo. Dall’altra parte, quelle imprese che seguono un approccio meno coerente, sviluppando capabilities che non appartengono a uno solo dei tre profili, dunque “diluendo” e “spalmando” i propri investimenti su più approcci strategici, presentano performance inferiori, dimostrando quindi una minore capacità di investimento efficiente in R&S.

Si tratta, in tempi di contrazione delle risorse disponibili anche per le attività di ricerca, di considerazioni e analisi che vanno certamente valutate con attenzione.

Per scaricare il rapporto: http://www.booz.com/

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H2Roma 2010: Premio “Energia e Mobilità”

Si è concluso da pochi giorni, l’appuntamento annuale con H2Roma, l’Energy & Mobility Show, giunto alla sua nona edizione.

L’evento si propone come un grande contenitore che offre la possibilità al pubblico di conoscere più da vicino le tecnologie che da oggi al 2020 cambieranno l’auto, oltre ad essere anche un punto di incontro tra gli addetti ai lavori con convegni e dibattiti. Da una parte ci sono i promotori, con il CIRPS, il Centro Interuniversitario di Ricerca e Sviluppo sostenibile della Sapienza, Università di Roma, l’ITAE-CNR, l’Istituto delle Tecnologie Avanzate per l’Energia del Consiglio Nazionale delle Ricerche, e l’ENEA, l’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile. Dall’altra parte ci sono le case automobilistiche, la cui parte nello sviluppo di tecnologie che renderanno la mobilità più compatibile con l’ambiente non si ferma al lancio di nuovi prodotti, ma va ben oltre, riguardando il controllo della ecosostenibilità della intera filiera, fino allo smaltimento delle batterie.

Locandina della nona edizione di H2Roma, all’Eur dal 9 all’11 novembre, che ha avuto per tema “Il percorso del futuro: da oggi al 2020, dieci anni che cambieranno l’auto”.

Tra i vari eventi che si sono svolti nel corso di H2Roma troviamo la seconda edizione del premio “Energia e Mobilità”, indetto dal comitato scientifico di H2Roma, ideato e sviluppato per contribuire alla diffusione della cultura dell’innovazione tecnologica nel campo delle energie rinnovabili e dell’automotive.

Grande attenzione ha suscitato la premiazione riservata a singoli ricercatori o gruppi universitari, nonché Centri di ricerca e sviluppo pubblici e privati, con progetti inerenti ad energia e mobilità.

La prima pubblicazione premiata, di Ivan Arsie, Gianfranco Rizzo e Marco Sorrentino, del Dipartimento di Ingegneria Meccanica dell’Università di Salerno, si colloca nel contesto dei veicoli ibridi ed in particolare sviluppa la tematica dell’applicazione dell’energia solare: “Gli effetti dei transitori termici in un motore a combustione nella gestione energetica di veicoli ibridi-serie“. Il documento si concentra sullo studio degli effetti termici transitori, associati all’uso intermittente del motore a combustione interna, sul risparmio di carburante e sulle emissioni di idrocarburi dei veicoli ibridi serie, con particolare attenzione rivolta a quelli che utilizzano energia solare. L’utilizzo intermittente del motore a combustione interna induce degli effetti dinamici sia nel motore che nel catalizzatore, determinando quindi una variazione di consumi ed emissioni rispetto alle condizioni di funzionamento in regime stazionario. La gestione ottimale del motore a combustione interna, durante un ciclo di guida arbitrario, può essere individuata risolvendo un problema di ottimizzazione vincolata. Tra le variabili decisionali vi sono, per ogni fase di accensione del motore a combustione interna, l’istante di avviamento, la durata del periodo di accensione e la potenza erogata. Nel caso di funzionamento intermittente è quindi importante tener conto dell’effetto che i transitori termici hanno su consumi ed emissioni, e che sono trascurati nella maggior parte degli studi riguardanti i veicoli ibridi. Il lavoro premiato rappresenta un passo in avanti verso lo sviluppo di strategie ottimali per la gestione energetica dei veicoli.

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La seconda edizione del Premio per lo sviluppo sostenibile

Anche quest’anno, in occasione della Fiera Ecomondo di Rimini, a tre aziende del “made in Italy” operanti nel settore delle Green Technologies è stato assegnato il Premio Sviluppo Sostenibile, istituito dalla Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile con l’adesione del Presidente della Repubblica: si tratta della My Clima di Treviso, per la categoria energia, della Lecce Pen di Settimo Torinese, per il settore dei rifiuti e della Plaxtech di Udine, per la categoria prodotti e servizi innovativi.
Le imprese sono state giudicate in base all’efficacia dei risultati ambientali raggiunti, del contenuto innovativo del processo o del prodotto, dei risultati economici conseguiti, della possibilità di diffusione in Italia del processo o del prodotto.
La My Clima del Gruppo Fiorini di Treviso e’ stata premiata per la realizzazione della pompa geotermica Domus di dimensioni ridotte – non più grande di un frigorifero- in grado di fornire calore, raffrescamento e acqua calda. La gestione della pompa di calore Domus si avvale anche di un sofisticato software, denominato Galileus, in grado di gestire l’ integrazione delle varie fonti.
Alla Lecce Pen è stato assegnato il Premio per un innovativo processo di riciclo del cartoni per bevande Tetra Pak. Con questo processo viene separata e riciclata la frazione di cellulosa dei cartoni per bevande Tetra Pak, mentre quella composta da plastica e alluminio viene lavorata producendo un granulato plastico, denominato Ecoallene e impiegato per produrre vari oggetti per la casa e per l’ufficio.
La Plaxtech, infine, si è aggiudicata il Premio per la realizzazione di Roteax: un sistema innovativo di stampaggio multiniezione a bassissima pressione che consente di riciclare anche tipologie diverse di plastiche a base poliolefinica, derivate dalla raccolta di rifiuti di plastiche miste, pre e post-consumo, producendo manufatti di ottima qualità con un processo sostenibile a ciclo chiuso.

Fra tutti i partecipanti sono state segnalate 10 imprese che si sono distinte per ciascuno dei tre settori del premio e fra queste sono stati scelti i tre vincitori (qui l’elenco completo delle aziende). Nella Top Ten delle aziende sostenibili nel settore energia, si segnala l’azienda fioranese System Photonics, che ha ricevuto la menzione per i suoi sistemi fotovoltaici integrati nell’architettura ottenuti sfruttando lastre ceramiche come backsheet, senza telaio: un sistema assolutamente innovativo per sposare soluzioni a impatto zero senza rinunciare all’estetica.

Processo del riciclo del Tetra Pak

Processo del riciclo del Tetra Pak

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Project Management: “l’arte di far accadere le cose”

Il Project Management è definito come “l’arte di far accadere le cose”. La disciplina del Project Management consiste infatti in conoscenze e competenze tramite le quali ci si propone di prevenire la casualità degli eventi facendoli accadere in sequenze convenienti, in base al tempo e alle risorse disponibili e al livello di qualità atteso. Senza la disciplina del Project Management le cose accadrebbero lo stesso ma in successione, tempi e costi imprevedibili.

Alla base di ciascun progetto ci sono le aspettative del committente, le competenze del team di progetto ed il lavoro eseguito con l’ausilio di macchinari e di strumenti software. Il progetto si traduce in una considerevole serie di attività per le quali sono necessari dei calcoli rigorosi in modo da essere in grado, ogni giorno, di guardare alla meta, ed essere pronti a cambiare rotta se i numeri non sono quelli attesi.

L’esigenza di un imprenditore di avere una chiara strategia trova un notevole supporto nella metodologia di Project Management: l’insieme di processi, tecniche, scenari, esempi, terminologia e template per consentire di realizzare presto e meglio ciò che altrimenti verrebbe sviluppato in modo casuale. Una metodologia di questo tipo ha un costo, il punto è comprendere quale costo può permettersi un’azienda.

La letteratura di riferimento per il Project Management schematizza il progetto con un rombo i cui vertici sono: tempi, costi, funzionalità, qualità.

Rombo PM

Rombo Tempi-Costi-Funzionalità-Qualità

Essi identificano i cardini del progetto, ossia gli elementi da tenere sotto controllo, che evolvono lungo tutta la durata del progetto e che assumono valori costanti o variabili a seconda di quali obiettivi si assumano come prioritari.

Secondo il processo di Project Management, un progetto può essere suddiviso in cinque fasi:

  • Avvio
  • Pianificazione
  • Esecuzione
  • Controllo
  • Chiusura

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Convertitori per minime differenze di carico idrostatico: verso lo sfruttamento di una nuova risorsa energetica rinnovabile

Convertitore energetico per minime differenze di carico idrostatico

Convertitore energetico per minime differenze di carico idrostatico

La creazione di un convertitore di energia per fiumi o corsi d’acqua con differenze di carico idrostatico ridotte è una novità che potrebbe a breve permettere di accedere a un’importante risorsa energetica ancora non sfruttata nel settore dell’energia idroelettrica. È stato stimato infatti che solo in Germania vi sia un potenziale idroelettrico di 500 MW con differenze di carico idrostatico inferiori a 2 m, che però non si può sfruttare data la mancanza di una tecnologia di conversione conveniente ed ecologicamente accettabile.

Il consorzio composto da undici partner (sette università e quattro PMI provenienti da cinque Paesi europei) del progetto HYLOW (Hydropower converters with very low head differences), ha pensato di mettere a punto un sistema di conversione in grado di sfruttare anche differenze di carico idrostatico minime (fino a 2,5 m), ovvero il livello tra la parte superiore della diga di un fiume e la parte sottostante.

Il progetto sta sviluppando tre diversi convertitori di energia:

  • Un convertitore di pressione idrostatica per differenze di carico idrostatico minime, che producono energia da 50 a 750 kW. I livelli di acqua presenti in queste situazioni in genere sono molto bassi, il che rende inutilizzabili a questo scopo le turbine e i convertitori di energia tradizionali: il consorzio ha quindi creato un proprio modello, formato da una ruota di grande raggio con pale verticali che verranno posizionate presso la diga. Le prove su modello hanno prodotto un’efficienza energetica iniziale dell’83%, e si sta attualmente lavorando sulla costruzione di ulteriori modelli in media e larga scala.
  • Un convertitore di energia a corrente libera per fiumi e correnti di marea con velocità tra 1 e 2 m al secondo e che producono energia fino a 500 kW. I primi modelli di questo tipo sono già stati costruiti e testati, con risultati positivi.
  • Un convertitore di energia per condotte idoneo a sfruttare differenze di pressione estremamente ridotte. Un modello su larga scala per le micro-turbine per differenze di pressione inferiori a 200 kPa nelle condotte verrà completato entro la fine del 2010.

Data la semplicità costruttiva di questi convertitori di energia, è auspicabile che essi vengano rapidamente adottati dalle imprese locali e prodotti su larga scala. Si ritiene che il potenziale energetico di questi convertitori possa arrivare a 3-6 GW, e possa quindi contribuire in modo significativo all’obiettivo dell’UE di aumentare la percentuale di energia rinnovabile.

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Metodologie e strumenti per il Requirements Engineering (Parte 2)

Le nuove esigenze organizzative hanno indirizzato la risposta dell’information technology a provvedere sia all’ottimizzazione dell’organizzazione della modulistica dedicata ai requisiti  e alla sua condivisione all’interno dei database aziendali che alla specializzazione nella gestione del contenuto di tali documenti, intesa come aiuto alla formulazione e formalizzazione del dominio delle possibili soluzioni. Tali prerogative si sono tradotte, nella pratica, con la realizzazione di strumenti che, mediante la capacità di gestione e di organizzazione di tutto il ciclo di sviluppo dei requisiti e la loro integrazione con i diversi processi aziendali, permettono di supportare le aziende nella realizzazione di prodotti sempre più allineati alle esigenze dei clienti e sempre più capaci di cogliere le opportunità di mercato offerte e garantire una migliore organizzazione della gestione dei processi di innovazione.

Ciclo di specificazione dei requisiti

Sulla base di problemi, limitazioni e impedimenti riscontrati, dopo aver analizzato alcuni tool software presenti sul mercato, si è deciso di concentrarsi sul Tool Doors di matrice IBM, allo scopo di valutare se e come questo strumento potesse portare un reale vantaggio competitivo all’intero ciclo di gestione dei requisiti.  Grazie all’esemplificazione di un caso pratico di utilizzo di uno dei software in questione, sono stati immediatamente visibili miglioramenti su attività fondamentali nella gestione dei progetti di innovazione come per esempio la maggiore organizzazione del ciclo di sviluppo e progettazione dei requisiti, la possibilità di evitare problemi costosi nelle fasi più avanzate del ciclo di sviluppo con riduzione al minimo dei rischi, il raggiungimento di obiettivi di prestazione e la massimizzazione della soddisfazione del cliente. Lo studio affrontato ha inoltre permesso di chiarire le potenzialità di miglioramento sulla gestione dei requisiti introdotte dal software quali l’implementazione di tecniche di tracciabilità o la condivisione delle informazioni all’interno dei sistemi aziendali. Purtroppo spesso perché l’investimento economico nell’istituzionalizzazione di un tool nella pratica industriale venga effettuato, i manager vogliono essere sicuri che i benefici quantificabili derivanti dall’adozione di questa pratica coprano i corrispondenti costi tangibili. In effetti la misurazione dell’investimento proposto può portare a significativi risparmi ma, come per qualsiasi altro fattore di “riduzione del rischio”, è tanto facile quantificare il denaro che viene speso per la prevenzione, quanto difficile quantificare il denaro che, alla fine, avrebbe potuto essere sprecato, non adottandola.

Questa indagine è stata svolta dall’Ing. Gabriella Perrozzi in collaborazione con la Facoltà di Ingegneria dell’Università degli Studi di Bologna.

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Raffrescare attraverso l’energia solare: il solar cooling

Il ricorso a tecnologie capaci di impiegare  in maniera proficua  la radiazione solare è diventata una prassi ormai molto comune e vantaggiosa sia in ambito industriale, sia in quello civile. Gli sviluppi legati alle due principali tecnologie solari mirano costantemente alla ricerca di materiali o di soluzioni capaci di innalzare l’efficienza dei sistemi basati su di esse (a tale proposito si suggerisce di prendere visione anche degli articoli sul solare fotovoltaico e sul solare termico riportati in questo blog).

Un interessante filone di innovazione si occupa invece, in parallelo alle attività più classiche, appena citate, di identificare nuove applicazioni o modalità di utilizzo delle risorse messe a disposizione dalle due tecnologie solari.

Una soluzione particolarmente promettente si propone di utilizzare il calore raccolto dai pannelli solari termici impiegando l’acqua riscaldata (opportunamente miscelata ad un’altra sostanza) come fluido operativo all’interno di un ciclo frigorifero basato sul principio di funzionamento delle pompe di calore.

Fonte immagine: Ecoblog

La tecnologia prende il nome di Solar Cooling ed è resa disponibile grazie a delle particolari macchine termiche denominate chiller. Il concetto generale che sta alla base del funzionamento dei sistemi Solar Cooling è quindi rappresentato dalla possibilità di produrre freddo a partire da una sorgente di calore.

Gli schemi impiantistici solar cooling possono essere classificati secondo due categorie: gli impianti a ciclo chiuso e gli impianti a ciclo aperto.

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La termografia come strumento di diagnostica

La termografia è la scienza che applica la rilevazione e lo studio delle radiazioni nel campo dell’infrarosso ai controlli non distruttivi. La moderna tecnologia utilizza telecamere in grado di rilevare l’energia termica, trasmessa sotto forma di radiazioni ad infrarossi (0.75≤λ≤1000 µm), e generare immagini termiche del campione analizzato. Tali telecamere, note anche come termocamere, registrano l’emissività di calore da parte di tutte le componenti del campione fotografato.
Madiante le termocamere è possibile ottenere delle immagini termiche di un oggetto definendo con precisione la mappatura delle temperature che ne caratterizzano la superficie.

Pulsed Thermography

Rappresentazione schematica del principo di funzionamento della Pulsed Thermography

La termografia a infrarossi può essere classificata secondo due differenti approcci che differiscono, in sostanza, nella modalità in cui viene effettuata la rilevazione:

  • Termografia passiva: in tal caso si osservano i campioni sottoposti a misura esattamente nelle condizioni termiche in cui si trovano, che potranno essere caratterizzate da temperature più o meno elevate rispetto a quella ambientale
  • Termografia attiva: in tal caso, invece, al fine di indurre contrasti termici significativi e meglio rilevabili, i campioni vengono sottoposti allo stimolo di una fonte energetica esterna. Le tecniche riconducibili a questo approccio hanno il vantaggio di riuscire a rilevare meglio caratteristiche dell’oggetto ispezionato (proprietà termiche, presenza/assenza di anomalie/difetti) localizzate al di sotto della superficie.

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