Archivio giugno 2010
Come migliorare la competitività tramite le Reti di fornitura “elastiche”
Scritto da Paolo Franceschini in Business, Fund Raising il 24 giugno 2010
Quale azienda non si è trovata recentemente ad affrontare il problema di come rendere la propria struttura produttiva più adatta ai continui e repentini cambiamenti della domanda? La risoluzione di problematiche relative alla determinazione della migliore configurazione della propria rete di fornitura (ad esempio aggiungendo o eliminando fornitori, impianti di produzione, magazzini, esercizi di vendita al pubblico…) o della più efficiente strategia di approvvigionamento, sono all’ordine del giorno, per quelle aziende che intendo mantenere un vantaggio competitivo sui propri concorrenti.
Si parla di “reti di fornitura elastiche” in tutti in quei casi in cui la rete di fornitura stessa è in grado rispondere rapidamente ad eventi inattesi, inclusa, ad esempio, l’attuale crisi economica. Un’organizzazione elastica è in grado di allineare velocemente le proprie strategie, i propri processi produttivi e sistemi di gestione per identificare nuovi rischi e per uscire da situazioni impreviste. L’interesse per tali strumenti e strategie è sempre crescente, anche da parte degli operatori politici. Basti pensare che la Regione Emilia Romagna, ha stanziato circa 12 milioni di Euro, per supportare gli imprenditori nello sviluppo di reti di imprese, in modo da facilitare la nascita di quelle iniziative di filiera che consentano di ottenere maggiore efficienza e competitività.
Lo sviluppo di strumenti e metodi che supportino l’imprenditore nel rendere la propria azienda o struttura produttiva più elastica è l’obiettivo principale del progetto REMPLANET, finanziato dalla Commissione Europea, di cui CRIT Research è partner insieme a due aziende del proprio network (VL Idrodinamica, azienda specializzata nell’assemblaggio di componenti meccaniche e GHEPI, impresa attiva nel settore dello stampaggio plastico).
Il progetto si focalizza sullo studio dei moderni sistemi di fornitura a rete per ricavarne modelli da estendere ad interi comparti. L’estensione dei modelli avverrà tramite la validazione di strumenti SW, processo in cui lo stesso network di CRIT sarà coinvolto.
Gli strumenti che verranno messi a punto dal consorzio REMPLANET sono una piattaforma software per la gestione di processi condivisi di filiera (in pratica, un sistema gestionale a supporto della rete di fornitura) ed un sistema di supporto alle decisioni, in grado di aiutare l’imprenditore nella scelta del migliore mix di competenze della propria rete.
Il progetto durerà tre anni ed ha da poco raggiunto la propria prima importante milestone, con la definizione dei requisiti delle imprese partecipanti (oltre alle imprese italiane sono coinvolte la tedesca FESTO, due aziende inglesi, Newton e Aerogistics, ed una spagnola, Bimatec Soraluce).
Il progetto ha inoltre lanciato da poco un sondaggio a livello europeo, con lo scopo di raccogliere dati ed informazioni sulle reti di fornitura in tutta Europa. Il questionario è accessibili dal seguente link, la partecipazione all’iniziativa è aperta a tutte le aziende del comparto manifatturiero meccanico, e garantirà ai partecipanti l’accesso al report finale.
Per informazioni sul progetto REMPLANET (www.remplanet.eu) è possibile contattare il referente italiano Paolo Franceschini, presso CRIT Research ai seguenti recapiti.
Tel: 059 776865, E-mail: franceschini.p@crit-research.it
Batterie agli ioni di litio più prestazionali grazie a film di nanotubi di carbonio
Scritto da Johanna Ronco in Materiali, Nanotecnologie il 22 giugno 2010
Nelle comuni batterie agli ioni di Litio l’anodo è fatto sostanzialmente di carbonio, mentre il catodo è costituito da un ossido metallico. Dal punto di vista teorico, è stato dimostrato che una batteria agli ioni di Litio con un elettrodo positivo (catodo) costituito da nanotubi di carbonio, grazie all’elevata superficie di scambio di questo tipo di materiale, potrebbe erogare una potenza dieci volte maggiore rispetto una batteria convenzionale, e accumulare cinque volte più energia di un comune ultracapacitore. Dal punto di vista tecnologico esiste tuttavia un grosso ostacolo che limita la fattibilità di questa soluzione: per costituire i nanotubi di carbonio è necessario infatti utilizzare un agente legante che provoca un drastico abbassamento della conduttività degli elettrodi. Recentemente i ricercatori del MIT (Massachusetts Institute of Technology) hanno individuato un metodo che permette di ottenere uno strato denso ma poroso di film di nanotubi, senza la necessità di ulteriori fillers o riempitivi. Il processo sviluppato dal MIT utilizza due soluzioni acquose di nanotubi, una a carica positiva e la seconda a carica negativa, all’interno delle quali viene immerso alternativamente un comune substrato vetroso. Gli strati di nanotubi si legano insieme sulla superficie a causa delle cariche complementari, formando un film compatto ma poroso che, una volta riscaldato, può essere rimosso dal substrato ed utilizzato appunto come elettrodo per le batterie agli ioni di Litio. I ricercatori del MIT sono attualmente al lavoro su due fronti: velocizzare il processo così da renderlo competitivo con i comuni metodi di produzione, e sviluppare la tecnologia in modo da rendere possibile la deposizione degli elettrodi di nanotubi di carbonio direttamente sui circuiti integrati.
Fonte: Technology Review
Patent Information News 2/2010
Scritto da Michele Frascaroli in Innovazione e Trasferimento tecnologico il 21 giugno 2010
Segnalo l’uscita del numero 2/2010 di Patent Information News, la Newsletter dell’EPO (European Patent Office) sugli ultimi sviluppi legati alla documentazione brevettuale.
Di seguito si riporta il sommario:
- ESPACE EP 4 weeks database available soon in your browser
- Tips for esp@cenet users
- Patent information training
- Divisional applications at the EPO
- Divisional applications in esp@cenet and Register Plus
- Patent information events – a blossoming industry
- PLuTO: Patent Language translations Online
- News from Asia
- iPairs – the gateway to Indian patent information
- China: new document types and kind codes introduced in April 2010
- World Patent Information
- European patents after nationalphase entry
- 36 years in patent information
- Other news
Applicazioni di Robotica nel Secondary Packaging
Scritto da Marco Baracchi in Automazione, Packaging il 17 giugno 2010
Nei mesi scorsi si è svolto presso il CRIT un tavolo di lavoro e confronto tra le aziende socie sulle opportunità che si possono cogliere e sui limiti delle tecnologie esistenti riguardo all’utilizzo della robotica nel Secondary Packaging o Distribution Equipment.
Le aziende partecipanti, Tetra Pak, System, Gruppo Fabbri, G.D, IMA, SITMA, Gaiotto, CT PACK, Motor Power Company, si sono confrontate tra loro e con rappresentanti delle Università di Bologna e di Modena e Reggio Emilia su:
- Possibili vantaggi (Delta robot sempre più convenienti, elettronica integrata col PLC di macchina), probabili svantaggi (capacità, in termini di cicli al minuto, limitata, che porta ad installare diversi robots).
- Stato dell’arte della tecnologia robotica, con focus sul packaging.
- Utilizzo di tool automatici e/o di metodologie per la selezione di soluzioni robotiche e geometrie in base al task da compiere.
Collettori solari sottovuoto
Scritto da Giovanni Boldrini in Green technologies il 16 giugno 2010
collettore solare sottovuoto, in grado di raccogliere l’energia posseduta non solo dalla quotaparte di radiazione solare diretta incidente il pannello, ma anche da quella diffusa, la quale, molto spesso, a seconda delle latitudini, rappresenta il contenuto energetico preponderante. Rispetto ai comuni pannelli solari termici, questo tipo di collettori consente di raggiungere temperature superiori ai 300 °C e, di conseguenza, secondo quanto dimostrato dal teorema di Carnot, garantisce efficienze superiori. Le prestazioni del pannello sono il frutto di un insieme di accorgimenti opportunamente valutati:
- il vuoto all’interno dei collettori, pari a circa 10-4 Torr (0,01 Pa), consente di minimizzare le perdite termiche per convezione nel pannello.
- Le pompe NEG (Non Evaporable Getter) consentono di mantenere il grado di vuoto richiesto per un lungo periodo perché le superfici adsorbenti del sistema non sono soggette a saturazione in quanto vengono rigenerate dal calore solare.
- La scelta dei materiali consente di raccogliere la massima quantità di radiazione solare e di contribuire al contenimento delle perdite termiche, limitando le emissioni nell’infrarosso. In particolare gli assorbitori sono ricoperti (su uno o entrambi i lati, a seconda delle configurazioni) con un rivestimento galvanico di Cromo nero che presenta un coefficiente di assorbimento di circa 0,9 e una emissività minore di 0,07 a 300 °C.
- Le lastre di vetro che delimitano il pannello sono sorrette da una intelaiatura reticolare che permette di sorreggere il carico di circa 10 tonnellate per metro quadrato a cui le lastre vetrose sono soggette per effetto del vuoto.
I pannelli solari sotto vuoto possono essere impiegati per produrre calore alle temperature richieste nelle diverse applicazioni energetiche basate sull’utilizzo di radiazione solare: dalla produzione di acqua calda all’impiego per la produzione di energia elettrica. Le caratteristiche di elevata efficienza rendono questo tipo di pannelli particolarmente convenienti nelle zone continentali (come per esempio il centro Europa) dove la radiazione solare diretta non è molto intensa.




