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Polimeri camaleonte: una tecnolologia emergente con grandi opportunità industriali

La galassia dei polimeri camaleonte (Fonte: Nature.com)

Recentemente una nuova categoria di materiali plastici sta catturato l’attenzione delle principali società globali di consulenza, come ad esempio Frost &Sullivan. Si tratta dei  “polimeri camaleonte”, noti anche come SRP (Stimuli Responsive Polymers), materiali plastici in grado di rispondere a diverse sollecitazioni ambientali in maniera reversibile. In altre parole, le catene polimeriche che costituiscono questi materiali possono cambiare la loro disposizione spaziale in base a variazioni ambientali di temperatura, pH, forza ionica e presenza di campi elettromagnetici, luce, ultrasuoni, composti chimici. Tuttavia, la caratteristica che rende maggiormente interessanti questi polimeri per il mondo industriale è data dal fatto che i cambiamenti a cui sono soggetti sono del tutto reversibili; il polimero camaleonte, proprio come l’animale da cui prende il nome, si adatta agli stimoli ambientali cambiando il proprio aspetto esterno, ma una volta terminato lo stimolo è  in grado di recuperare completamente l’assetto iniziale delle  macromolecole di cui è costituito.

Quali potrebbero essere dunque le prossime applicazioni di questa tecnologia emergente? Nell’immediato, alcuni di questi polimeri  potranno essere utilizzati per realizzare prodotti con proprietà variabili di  impermebilità, sporcabilità ed assorbimento (ad esempio nei cosiddetti tessuti intelligenti), ma anche  prodotti con caratteristiche adesive e proprietà meccaniche ed ottiche calibrabili. Inoltre, la capacità di questi polimeri di adattarsi in maniera predittiva in funzione di determinati stimoli esterni sarà sempre più determinante per lo sviluppo di sistemi di somministrazione mirata dei farmaci ed altre applicazioni biomedicali. In un futuro un po’ più lontano, invece, a detta di quotati analisti come Frost & Sullivan, ciò  che renderà particolarmente interessanti i polimeri camaleonte sarà soprattutto l’opportunità di convergenza con  altre tecnologie emergenti in diversi settori industriali. Una delle sinergie più interessanti potrebbe essere rappresentata dagli organi auto-rigeneranti, il cui sviluppo potrebbe diventare realtà già nei prossimi decenni grazie alla convergenza delle seguenti tecnologie: polimeri camaleonte,  fibre di carbonio e stampa 3D. La presenza di polimeri camaleonte ingegnerizzati in modo da auto-rigenerarsi in caso di danno o usura potrà infatti ridurre drasticamente la percentuale di rigetto dei tessuti, rendendo compatibili gli organi artificiali con l’ambiente caratteristico del corpo umano.

Alcune aziende come Fuji Xerox (JP), Landec Corp (USA), Textronics (USA) e Vivamer (UK) stanno attualmente sviluppando specifici polimeri camaleonte per applicazioni che spaziano dall’elettronica all’automotive, fino alla cura della persona e allo sviluppo di dispositivi biomedicali. La gamma dei polimeri camaleonte in fase avanzata di sviluppo e prima commercializzazione comprende sia polimeri sintetici (es. PNIPAM, PMMA, PMA opportunamente modificati), che biopolimeri derivati dalle proteine e sistemi ibridi. Infine, l’importante attività di ricerca condotta da università come il MIT – Massachusetts Institute of Technology (USA), la Case Western Reserve University (USA), la Cambridge University (UK) e il Tokyo Institute of Technology (JP),  testimonia il grande interesse della comunità scientifica internazionale nei riguardi di questa tecnologia.

Fonti:

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L’Open Innovation funziona! Le conclusioni in un report di Chesbrough e Brunswicker

Il padre dell’Open Innovation Henry Chesbrough dell’Università della California a a Berkeley e Sabine Brunswicker dell’istituto Fraunhofer hanno recentemente realizzato un interessante report intitolato “Managing Open Innovation in Large Firms”, nel quale si affronta la questione dell’efficacia dell’Open Innovation all’interno delle grandi imprese. La conclusione del report è che l’Open Innovation funziona davvero, e questo giustifica il crescente livello di interesse ed investimenti in questo nuovo paradigma dell’innovazione.

Lo studio ha raccolto le interviste di 125 grandi imprese europee e statunitensi, con fatturato di almeno 250 milioni di dollari e oltre 1.000 dipendenti.

Le conclusioni possono essere così sintetizzate:

  • Il 78% delle imprese intervistate pratica l’Open Innovation.
  • Nessuna impresa ha abbandonato la pratica dell’Open Innovation da quando l’ha introdotta all’interno dei processi di R&D.
  • Il 71% delle imprese riferisce che il proprio top management supporta l’Open Innovation.
  • L’82% delle imprese riferisce che, in confronto a tre anni fa, l’Open Innovation è praticata in maniera più intensa.
  • Le tre principali pratiche di Open Innovation adottate dalle grandi aziende solo la partecipazione diretta dei clienti ai processi R&D, il networking informale e la collaborazione con le Università. Il Crowdsourcing e i servizi offerti dagli intemediari dell’open innovation hanno un utilizzo ancora relativamente limitato.
  • La necessità di stabilire nuove partnership, esplorare nuovi trend tecnologici e identificare nuove opportunità di business sono le principali ragioni strategiche che spingono le aziende ad adottare l’Open Innovation
  • Le divisioni di R&D e ingegnerizzazione delle aziende che praticano Open Innovation riferiscono di disporre di maggiore autonomia di gestione delle risorse finanziarie da destinare alle attività di innovazione
  • La tipica grande azienda del campione esaminato investe 2 milioni di dollari annualmente in Open Innovation ed impiega a questo scopo l’equivalente di 20 impiegati full time.
  • L’Open Innovation non è ancora molto formalizzata, e le norme culturali interne alle aziende hanno la stessa importanza delle pratiche più formali
  • La maggiore sfida nella gestione dell’Open Innovation si svolge all’interno delle aziende stesse. Il cambiamento di paradigma dalla innovazione chiusa alla innovazione aperta rappresenta la barriera più difficile da superare.
  • Le imprese non sono ancora soddisfatte dei loro attuali parametri di Open Innovation, anche se ritengono che la loro performance complessiva riguardo l’open innovation sia migliorata nel corso degli anni.

Il report è liberamente scaricabile sul sito del Fraunhofer Institute.

Fonti: 15Inno by Stefan Lindegaard, Fraunhofer IAO
Foto: opensourceway on Flickr

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L’Italia perde 11 posizioni secondo il Global Manufacturing Competitiveness Index 2013

Il Global Manufacturing Competitiveness Index 2013, elaborato dal gruppo Deloitte, incorona la Cina come la nazione più competitiva del mondo in termini di produzione, e colloca rispettivamente al secondo e terzo posto la Germania e gli Stati Uniti, incalzati però dalle potenze emergenti di India e Brasile.

Per quanto riguarda l’Italia, il nostro manifatturiero si colloca al 32° posto, mentre secondo la stessa rilevazione effettuata nel 2010 eravamo al 22°. Sulla performance negativa dell’Industria italiana, che dovrebbe far riflettere chi ancora si crogiola nel mito della “seconda manifattura d’Europa”, pesano le criticità su dimensioni quali la disponibilità di talenti, i costi energetici, le infrastrutture fisiche e logistiche e il costo dei materiali.

Una diagnosi dura, quindi, ma che non manca di indicazioni chiare dei fattori-chiave di competitività su cui puntare per ripartire. O almeno, questa è l’opinione dei 550 CEO e senior-executive di tutto il mondo intervistati da Deloitte, che hanno permesso di stilare la classifica.

Per scaricare il documento, cliccare sul link

La classifica:

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Principali trend brevettuali nel settore dei pannelli fotovoltaici – Esempio di Analisi Brevettuale CRIT Research

Quali sono i principali trend brevettuali nel settore dei pannelli fotovoltaici? E quali sono le aziende più innovative, o meglio caratterizzate dalla maggiore attività brevettuale?

Proviamo a rispondere almeno in parte a queste domande attraverso alcuni degli strumenti di technology intelligence utilizzati da CRIT per realizzare i propri Scouting  Tecnologici di tipo Analisi Brevettuale (un servizio di ricerca e analisi di brevetti, finalizzato, tra le altre cose, a comprendere le dinamiche competitive di un’area tecnologica).

Come è noto, i brevetti sono documenti legali e spesso la loro consultazione non è intuitiva. La Classificazione Internazionale dei Brevetti (IPC: International Patent Classification) suddivide l’intero insieme della tecnologia brevettabile in circa 70.000 raggruppamenti. L’IPC, che è stato adottato dalla maggior parte degli Uffici Brevetti nazionali, è solito designare l’idea guida delle invenzioni descritte nei documenti brevettuali secondo modalità uniformi. Nel caso di questa analisi brevettuale, si è deciso di effettuare una ricerca per classi IPC, e in particolare, a titolo esemplificativo, sono stati individuati tutti i brevetti relativi alla classe H01L 31/042, riguardante “PV modules or arrays of single PV” (per una descrizione più dettagliata della classe IPC si consiglia di consultare il sito WIPO – World International Patent Organization).

Questa query di ricerca, relativa ai brevetti identificati dalla alla classe IPC H01L 31/042  depositati dal 2008 al 2013, ha permesso di identificare un corpus di oltre 22000 famiglie brevettuali INPADOC, che raggruppano tutti i documenti legati direttamente o indirettamente da un documento di priorità.

Sulla base dei risultati della query di ricerca, sono stati identificati i primi 20 Applicant/Assignee attivi a livello internazionale, riportati nella Tabella 1 con il relativo numero di brevetti.

Tabella 1 – Principali Applicant/Assignee identificati nella ricerca brevettuale sulla classe IPC H01L 31/042  (anni 2008-2013). Fonte: Thomson Innovation

Tabella 1 – Principali Applicant/Assignee identificati nella ricerca brevettuale sulla classe IPC H01L 31/042 (anni 2008-2013). Fonte: Thomson Innovation

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Innovation Scoreboard 2013: l’Italia guida gli “innovatori moderati”

Innovation Union Scoreboard 2013

Secondo l’Innovation Union Scoreboard 2013 – la classifica sullo stato dell’innovazione nei 27 Paesi della UE, elaborata dalla Direzione generale per le Imprese e l’Industria della Commissione europea – l’Italia si piazza al 16° posto in Europa, davanti a Spagna e Portogallo ma dietro ai grandi Paesi come Francia, Germania o Regno Unito.

Prima tra i paesi “innovatori moderati“, l’Italia sconta una bassa percentuale di Pil investita in ricerca e sviluppo (1,3% sul Pil, contro una media Ue al 2% e i paesi leader del Nord Europa al 3%), oltre a un basso numero di brevetti pro-capite e soprattutto un sistema di finanziamento all’innovazione (venture capital, finanza ordinaria per l’innovazione) non al livello della media europea. Tra i principali asset del sistema italiano, figurano l’alta disponibilità di capitale umano, le pubblicazioni scientifiche internazionali e l’alto numero di imprese che introducono innovazioni. Da rilevare che l’Italia ha, negli ultimi anni, migliorato la sua posizione relativamente agli altri paesi, ponendosi alla testa del gruppo dei moderate innovators.

Insomma, la strada per una “promozione di categoria” sembra essere difficile, ma i punti da cui partire ci sono, e le criticità da aggredire sono state messe in luce chiaramente.

Per un maggiore approfondimento, cliccare al seguente link.

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Bando Ricerca, Innovazione e Crescita: le aziende CRIT al top in Emilia-Romagna

Sono 6 le aziende socie del CRIT ammesse a finanziamento da parte della Regione Emilia-Romagna sul bando Ricerca, Innovazione, Crescita, pubblicato a Marzo 2012 e di cui sono state rese note le graduatorie a febbraio 2013. Datalogic Automation, (4° classificata, 740 mila euro di finanziamento), ALSTOM Ferroviaria (4° classificata, 795 mila euro di finanziamento), CNH Italia Spa (11° classificata, 865 mila euro di finanziamento), Carpigiani (18° classificata, 990 mila euro di finanziamento), Gruppo Fabbri (18° classificata, 840 mila euro di finanziamento), SCM (36° classificata, 866 mila euro di finanziamento). Ad esse, si aggiungono le aziende membri del Network Fornitori Accreditati Curti Costruzioni Meccaniche, Centro Alesatura e CRP meccanica.
Di queste, vale la pena di sottolineare che Datalogic Automation e ALSTOM Ferroviaria si sono avvalse del supporto da parte del CRIT nella stesura della domanda. Il CRIT non ha peraltro supportato imprese che non sono state finanziate, confermandosi quindi una realtà in grado di individuare e promuovere le eccellenze a livello regionale per quanto riguarda la capacità di investire proficuamente in ricerca e sviluppo.

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50 Most Innovative Countries: Innovation Index Revealed – Bloomberg

When you think about the most innovative countries, the U.S. and South Korea often come to mind. But what about Iceland or Iran? How do they compare?

Bloomberg Rankings recently examined more than 200 countries and sovereign regions to determine their innovation quotient. The final universe was narrowed down to 96. What follows is the top 50.

Innovation was measured by seven factors, including R&D intensity, productivity, high-tech density, researcher concentration, manufacturing capability, education levels and patent activity.

Italy ranked 24th in Bloomberg’s Global Innovation Index. Here is how the country ranked in the determining factors:

R&D intensity: 28th

Productivity: 19th

High-tech density: 22nd

Researcher concentration: 34th

Manufacturing capability: 36th

Tertiary efficiency: 56th

Patent activity: 25th

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Stati Generali della Green Economy, a Ecomondo oltre 100 proposte concrete per un’economia verde

banner_stati_generaliSi è conclusa la prima fase di consultazione degli Stati Generali della Green Economy a cui ha partecipato anche Crit Research, assieme a migliaia di tecnici e addetti ai lavori e centinaia di giornalisti.  Numerose le proposte innovative emerse nel corso delle 8 Assemblee Programmatiche incentrate su temi individuati come strategici per lo sviluppo di un’economia verde in Italia.

Otto i Gruppi di Lavoro, dedicati ai settori ritenuti più importanti per lo sviluppo della green economy in Italia, che hanno organizzato momenti di incontro e di confronto per elaborare proposte e realizzare idee: “Sviluppo dell’ecoinnovazione”, “Sviluppo dell’ecoefficienza, della rinnovabilità dei materiali e del riciclo dei rifiuti”, “Sviluppo dell’efficienza e del risparmio energetico”, “Sviluppo delle fonti energetiche rinnovabili”, “Sviluppo dei servizi ambientali”, “Sviluppo di una mobilità sostenibile”, “Sviluppo delle filiere agricole di qualità ecologica” e “Sviluppo di una finanza e di un credito sostenibile per la green economy”.

L’appuntamento ora è a Rimini nell’ambito di Ecomondo-Key Energy, il 7 e 8 novembre prossimi, dove sarà presentato un Programma per lo sviluppo di una green economy, quale contributo per far uscire l’Italia dalla crisi e raggiungere gli obiettivi principali che gli Stati Generali della Green Economy, composti dal Ministero dell’Ambiente e dalle 39 organizzazioni di imprese green, intendono realizzare: dare vita, nell’anno della Conferenza mondiale delle Nazioni Unite, Rio+ 20 dedicata alla green economy, ad un evento nazionale unitario delle numerose e diversificate imprese ed organizzazioni di imprese, riconducibili ad attività economiche con rilevante valenza ambientale, con l’ambizione di promuovere, insieme, un nuovo orientamento generale dell’economia italiana, una green economy, per aprire nuove possibilità di sviluppo, durevole e sostenibile. In secondo luogo quello di varare, col metodo dell’elaborazione partecipata, una piattaforma programmatica per lo sviluppo di una green economy che approfondisca la visione lanciata col Manifesto per un futuro sostenibile dell’Italia (www.manifestofuturosostenibile.it), con particolare riferimento al ruolo di una green economy per far fronte alle crisi economica ed ecologica-climatica, attraverso l’analisi dei potenziali positivi, degli ostacoli, nonché delle politiche e delle misure necessarie per lo sviluppo di un primo gruppo di settori strategici. Infine, promuovere le ragioni della green economy in un incontro e confronto con il Governo, le forze politiche, il mondo delle imprese e la società civile.

Continua a leggere su www.statigenerali.org

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Federico Corradini, presidente di Crit, tra i nuovi Maestri del Lavoro della Provincia di Modena

Federico Corradini

Federico Corradini

Federico Corradini, ex Amministratore Delegato e Direttore Generale di CNH Italia e attuale presidente di Crit Research, è tra i dodici modenesi che lo scorso 1° Maggio sono stati aggiunti all’albo d’oro dei 292 Maestri del Lavoro della  Provincia di Modena. I nuovi Maestri del Lavoro sono cittadini che si sono distinti “per singolari meriti di perizia, laboriosità e buona condotta morale per tutto l’arco della vita lavorativa” e per questo motivo hanno ricevuto la medaglia con la stella del Presidente della Repubblica Napolitano.
Il 12 maggio la cerimonia verrà replicata in chiave provinciale a Modena presso la sede di Confindustria, e per l’occasione saranno consegnati gli attestati con le motivazioni dell’onorificenza.
«In ogni caso – spiega il Console provinciale, Antonio Rossi (ex Amministratore Delegato di Crit Research) – si tratta di persone che abitano nella nostra provincia che possono essere d’esempio per il loro lavoro anche alle nuove generazioni. Per assiduità, creatività e capacità organizzativa rappresentano ogni anno quanto di meglio esprime la nostra terra».

Per maggiori informazioni: Ecco i nuovi Maestri del Lavoro, Gazzetta di Modena

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Cinque soci CRIT tra i maggiori investitori europei in ricerca e sviluppo

E’ stato recentemente pubblicato l’EU Industrial R&D Investment Scoreboard, rapporto che raccoglie informazioni sulle 1000 imprese europee e le 1000 imprese extra-europee che hanno maggiormente investito in Ricerca e Sviluppo (R&S) nel corso dell’anno passato.

Tra i principali risultati dell’analisi, si evidenzia una forte ripresa degli investimenti a livello aggregato (+6,1%), a seguito della diminuzione del 2,6% nel 2009.  Le maggiori 50 imprese su scala mondiale in termini di investimenti complessivi in R&S comprendono 15 società UE, 18 imprese USA e 13 imprese giapponesi. Il primo investitore mondiale in R&S è la farmaceutica svizzera Roche (7,2 miliardi di euro), mentre il primo investitore UE è la Volkswagen (6,3 miliardi di euro), in sesta posizione mondiale.

Un altro risultato interessante della ricerca è la conferma che l’investimento in Ricerca e Sviluppo ha effetti positivi sulla performance aziendale. Infatti, un numero relativamente alto delle aziende presenti sullo Scoreboard si qualifica come fast growing, cioè  con una crescita di fatturato (o addetti) superiore al 20%. Inoltre, l’aumento dell’occupazione nelle aziende dello Scoreboard (+3%) risulta superiore al dato mondiale sullo stesso parametro.

Tra i soci CRIT presenti nella classifica, figurano il Gruppo Fiat, casa madre di CNH e Ferrari (17° posto europeo, 1.967M€ investiti in R&S), la ALSTOM (39° posto Europeo, 703M€ investiti in R&S), la IMA (404° posto Europeo, 30M€ investiti in R&S), la DATALOGIC (439° posto Europeo, 26M€ investiti in R&S).

E’ possibile scaricare il rapporto sul sito: http://iri.jrc.ec.europa.eu/research/scoreboard_2011.htm

Investimento in R&S, vendite e impiego annui nelle aziende analizzate dal rapporto

Investimento in R&S, vendite e impiego annui nelle aziende analizzate dal rapporto

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